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02.10.2018

Scienza, un genio
di Vestone invitato
alla corte di Berkeley

Il ricercatore    Mauro Manassi: «Non sono un cervello in fuga»
Il ricercatore Mauro Manassi: «Non sono un cervello in fuga»

Lui preferisce non definirsi uno dei tanti «cervelli in fuga», in questo caso dalla Valsabbia; ma è certo che a 35 anni Mauro Manassi di Vestone sta facendo carriera all’estero, in particolare nella prestigiosa Università statunitense di Berkeley, in California, coronando un percorso di conoscenza, insegnamento e ricerca con scoperte che nei mesi scorsi hanno portato il suo lavoro sulle pagine di «Current biology», una rivista scientifica che si occupa di biologia molecolare, evolutiva e cellulare, genetica e neurobiologia; ma anche di ecologia. Dopo la laurea specialistica in Psicologia clinica ottenuta nall’Università di Padova, Manassi ha ottenuto in Svizzera, a Losanna, un dottorato in Neuroscienze vincendo nel 2015 un assegno di ricerca per i giovani ricercatori. Questo l’ha portato appunto a Berkeley, dove fa ricerca e insegna all’Università continuando la sua formazione post dottorato nel dipartimento di Psicologia, a 9.000 chilometri da Vestone. UNA FASE di studio e ricerca che lo sta portando in alto, verso nuove scoperte. La ricerca pubblicata sulla rivista specializzata riguarda la percezione visiva, racconta di come il cervello riconosce ciò che lo circonda. In pratica il nostro sistema visivo consente al cervello, in ogni istante, di elaborare un’enorme quantità di dati sull’ambiente circostante, ma ovviamente siamo inconsapevoli di questo processo, perché il cervello stesso sceglie di sacrificare i dettagli per una visione d’insieme. Noi non sappiamo di conoscere ogni dettaglio perché la nostra mente li mette in archivio, e resta da scoprire come le nasconde. Le applicazioni pratiche future di queste ricerche potranno per esempio arrivare in campo automobilistico, realizzando veicoli che si sposteranno senza conducente grazie a telecamere e intelligenza artificiale: intanto si sta sviluppando un software che riconoscerà oggetti e persone in tempo reale. Ma anche sul fronte della dislessia ci potrebbero essere ricadute interessanti, per superare le difficoltà che i pazienti hanno nel riconoscere ogni lettera d’una parola. Il ricercatore in California è uno psicologo clinico, e ha approfondito in particolare disturbi come la schizofrenia. Studia come un paziente con questo problema percepisce il mondo intorno a se. Ma tutto avviene all’estero... «Nel mio caso non parlerei di un cervello in fuga - spiega Manassi - ma di maggiori opportunità. La questione non è lasciare il proprio Paese ma semmai, dopo, riuscire a tornarci e veder riconosciuti i propri meriti». Il bello e il brutto di Berkeley? «È pesante lo shock culturale sofferto, perché noi europei siamo molto diversi dagli americani. Ma quello è un mondo ricco di creatività, entusiasmo, mezzi e voglia di fare». •

Massimo Pasinetti
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