Questo sito web utilizza i cookie anche di profilazione al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Informazioni
domenica, 22 ottobre 2017

Uccellagione, si parte con un record

Alberi trasformati in trappoleCartucce, trappole e altro materiale sequestrato durante il blitzIl picchio muratore uccisoUna balia nera uccisa da un sep sui monti di Treviso Bresciano (BATCH)

La breve tregua concessa all’avifauna nel Bresciano è già finita: questi sono i giorni della migrazione delle balie nere, anticipata rispetto agli altri piccoli insettivori transahariani, e ancora una volta il mondo venatorio locale sta mostrando il peggio di sé. È infatti un cacciatore valsabbino la prima vittima dei controlli mirati attuati proprio in questi giorni dai carabinieri forestali delle stazioni di Vobarno e Gardone Valtrompia. In realtà l’operazione è frutto del lavoro svolto nello scorso fine settimana dal Servizio di vigilanza ambientale (Sva) di Legambiente: due agenti volontari hanno individuato domenica un gigantesco sito di trappolaggio sul territorio di Treviso Bresciano, nella località Fobbia, e quando i carabinieri forestali impegnati altrove in un servizio analogo sono arrivati, su richiesta dello stesso Sva, hanno scoperto molte altre cose interessanti.

TUTTO è iniziato all’alba con l’individuazione delle prime trappole, dei «sep» piazzati con l’esca viva sui tronchi e sui rami degli alberi per facilitare la cattura delle balie: gli «alì», come vengono chiamati in bresciano, cacciano insetti al volo. I volontari hanno atteso appostati alcune ore l’arrivo del cacciatore, un vobarnese di 63 anni, che finalmente è arrivato percorrendo il centinaio di metri esistenti tra il suo rustico abitabile e l’area di cattura, realizzata attorno a un appostamento fisso di caccia intestato al padre. Quando l’uomo ha tolto il primo volatile dai sep sono intervenuti e poco dopo, con l’arrivo dei carabinieri forestali, la mattinata è entrata nel vivo. Prima è toccato alla ricerca di tutte le trappole attive, che erano ben 137 e che avevano già ucciso 11 balie e un picchio muratore, un piccolo uccello (non è in realtà un picchio ma un sittide) caratteristico per il suo arrampicare lungo i tronchi in cerca di insetti. Poi, sussistendo la flagranza di reato, è arrivata la perquisizione del rustico, del capanno e di altri spazi di pertinenza. Oltre ad altri strumenti per l’uccellagione, ovvero quattro prodine, 12 reti e una gabbia trappola, il vobarnese deteneva 7 lacci usati per strangolare carnivori o ungulati, e aveva lasciato senza custodia e accessibili al nipotino, che era con lui, un fucile da caccia e 1.229 munizioni spezzate. Una scoperta che gli ha fruttato una denuncia aggiuntiva per omessa custodia di armi e munizioni oltre a quelle per caccia con mezzi vietati e in periodo di divieto totale.

NON ERA ancora finita: i carabinieri forestali hanno trovato anche 22 uccelli vivi utilizzati come richiami, privi di anellino e quasi tutti appartenenti a specie protette (crocieri ma anche fringuelli, cesene, peppole e merli): quelli in grado di volare sono stati liberati sul posto; gli altri trasferiti al Cras di Valpredina (Bergamo).

Infine l’ultimo colpo. Oltre al nipote, il cacciatore uccellatore aveva con sé anche la figlia: il bagagliaio della sua auto era chiuso, e quando è stata costretta ad aprirlo la donna ha incassato una denuncia per favoreggiamento, perché nascosti nel veicolo c’erano 112 uccelli protetti già spennati che il padre aveva catturato, e che con ogni probabilità erano destinati al mercato clandestino della ristorazione. P.BAL.