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27.02.2018

Addio a Bazzani, accademico del Cai

Italo Bazzani aveva  75 anni
Italo Bazzani aveva 75 anni

«Tu sei già oltre la vetta, tu sei sulle montagne e sui pascoli del paradiso». Le toccanti parole scelte dalla famiglia per annunciare la morte di Italo Bazzani, sublimano la straordinaria figura di uno dei simboli dell’alpinismo bresciano scomparso all’età di 75 anni. Italo Bazzani aveva da tempo ingaggiato una coraggiosa battaglia con la malattia che ieri lo ha strappato a una vita condotta spiritualmente e materialmente sempre in alta quota. Un’esistenza speciale che gli era valsa il titolo di accademico del Cai, un riconoscimento assegnato finora soltanto ad altri nove bresciani. Bazzani era nato a Roé Volciano nel 1942: per compensare la dura disciplina delle dieci ore in officina, si scatenava in corse campestri e tornei di calcio all’oratorio. Promettente campione di atletica, nella specialità mezzofondo, a 23 anni venne colto dalla folgorazione della montagna. Nel suo libro «Imparato lassù», dato alle stampe nel 2007 - prima ancora erano usciti «Oltre la vetta», scritto a quattro mani con Marco Bosio, e «Montagna fantastica» - vengono ripercorse le scalate al Campanile Basso delle Dolomiti del Brenta, alla parete Nord dell’Adamello, allo Sperone della Brenva sul Monte Bianco, ai ripidissimi canali del Tacul e della Verte. Con diversi compagni di arrampicata - molti celebri, come Clemente Maffei «Gueret», guida alpina della Rendena, e Fausto De Stefani, fra i pochi ad aver scalato i 14 ottomila esistenti al mondo - Bazzani ha tracciato vie nuove in Val di Genova, sulla Presanella, sul Brenta, e ripetuto le classiche vie di ghiaccio nelle Occidentali - sperone della Brenva in solitaria, Nord dell’Aiguille Blanche, canalone Gervasutti al Tacul - e sulle Dolomiti. In tandem con De Stefani, Bazzani aveva scalato il monte Kenya, in Africa, tracciando una via nuova. Poi in solitaria aveva conquistato l’Ancohuma, una montagna di 6.427 metri, e l’Illampu che è poco di meno, 6.360 metri, in due successive spedizioni sulle Ande Boliviane. E ancora in Groenlandia con il Cai Brescia, nel 1968, e due spedizioni sui settemila del Pamir in Asia centrale. Montagne di esaltazione e di sofferenza, perché Bazzani subisce alcuni incidenti, uno particolarmente grave durante un corso per istruttori nel gruppo del Monte Bianco. Montagne di sofferti trionfi e di drammatici naufragi, e ancora di affranti dolori, perché in montagna Italo Bazzani perderà alcuni amici. La camera ardente è stata allestita alla Casa del Commiato Moschini dove questo pomeriggio alle 18 è fissata la veglia di preghiera. I funerali saranno celebrati domani nella parrocchiale di Roé Volciano. • C.REB.

L.P.
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