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07.07.2018

Porti chiusi ai profughi L’Anpi dice no in piazza

C’è una partita politica che si gioca sulla pelle delle persone. È in corso in Italia e in Europa e sembra dimenticare del tutto le cause del problema, oltre ai principi che, al di là delle convenzioni, dovrebbero regolare la vita nei Paesi democratici. È la partita triste della gestione (a volte disumana) dei migranti e dei richiedenti asilo; un match in cui interviene anche la sezione di Gardone dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, che accoglie l’appello lanciato da don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera e del Gruppo Abele, intitolato «Una maglietta rossa per fermare l’emoraggia di umanità». IL ROSSO è il colore dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare. Era rosso il vestito del piccolo Aylan morto nel suo viaggio della speranza, la cui foto, nel settembre 2015, suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Come quella dei tre bambini annegati nei giorni scorsi davanti alle spiagge libiche. Commozione e indignazione che sembrano ignote a una parte della politica. Non a chi conserva e promuove i valori della Resistenza. L’appuntamento con la manifestazione, fissata a Gardone ma aperta a tutti i cittadini della valle, è come in tutta Itala per oggi: ci si ritroverà alle 10,30 in piazzetta Giovan Battista Gardoncini, medaglia d’oro al valor militare della Resistenza. Un semplice ma significativo ritrovarsi insieme a parlare e discutere per manifestare la propria vicinanza a chi fugge dalle guerre e dalla miseria, facendolo in un luogo della memoria dei valori della solidarietà e dell’uguaglianza; di una lotta partigiana che a Gardone e in alta Valle ha scritto tante pagine di storia nel nome della libertà. «Chiediamo ai cittadini e alle cittadine di indossare per questa occasione una maglietta rossa - propone la presidente della sezione Erica Brignoli - e di ritrovarsi pacificamente insieme per far vedere che questo paese è pieno di persone che dicono no alla politica disumana della chiusura dei porti, che credono ancora nell’accoglienza e nella solidarietà come valori fondamentali della convivenza civile». •

E.BERT.
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