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27.04.2016

Gesuita e martire:
padre Fausti
sarà beato

Padre Giovanni FaustiLa targa posta a Brozzo nel luogo di nascita di Giovanni Fausti
Padre Giovanni FaustiLa targa posta a Brozzo nel luogo di nascita di Giovanni Fausti

Presto la Valtrompia avrà, dopo papa Montini, un secondo beato: il gesuita padre Giovanni Fausti, di Marcheno. Il colore dei paramenti liturgici della sua festa sarà quello rosso dei martiri.

La notizia è ufficiale: la conferma è arrivata nei giorni scorsi, a 70 anni dalla sua morte e dal suo martirio, il 4 marzo del 1946, fucilato dietro il cimitero di Scutari vittima della persecuzione del dittatore Enver Hoxha.

Lo ha dichiarato la settimana scorsa monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano, segretario del Consiglio dei Cardinali istituito da Papa Francesco per l’esame dei processi diocesani di beatificazione.

PADRE FAUSTI è nell’elenco dei 38 martiri albanesi il cui iter di beatificazione è stato avviato nel 2002 nella cattedrale di Scutari. Un gruppo di testimoni della fede, fra i quali, oltre al religioso originario di Marcheno, figurano altri gesuiti e francescani, un seminarista, quattro laici, una ragazza ventiduenne e due vescovi: Vincent Prennushi e Fran Gjini.

«Il processo è arrivato a conclusione e tra non molto tempo il Santo Padre prenderà la sua decisione», ha annunciato il prelato alla fine di un incontro per la presentazione di un libro sulla persecuzione. E sulla decisione del Papa gesuita Bergoglio non ci sono dubbi, tanto che l’annuncio è atteso già in settimana.

Nella sua visita del 2014 a Tirana vide sfilare un lungo corteo coi ritratti dei 38, per primo padre Fausti, e ha definito l’Albania «un popolo di martiri». Incontrando don Ernest Simoni, il sacerdote che per quasi 28 anni è stato sottoposto a torture, carcere e lavori forzati, lo abbracciò e la fotografia fece il giro del mondo. Recentemente (ne ha parlato la stampa cattolica) in Vaticano, reincontrandolo si è chinato fino a baciargli le mani dicendo: «Questo è un martire dell’Albania».

LA VITA. Padre Giovanni Fausti nacque a Brozzo il 9 ottobre del 1899. Primo dei dodici figli dell’agricoltore Paolo Antonio Fausti, ramo «Sonècc», una stirpe ricca di vocazioni religiose, a 10 anni era in seminario dove conobbe e fece amicizia anche con il futuro Papa Montini. Chiamato alle armi nel ’17, congedato come sottotenente, ripresi gli studi a Roma, entrava nell’ordine dei Gesuiti. Un religioso straordinario: grandissimo studioso, autore di numerose opere segnate dal confronto dell’islamismo con il cattolicesimo, a ricercarne i motivi di un preveggente dialogo pacifico. Basti questo passaggio di «Asceti e mistici dell’Islam» da lui scritto e pubblicato su Civiltà Cattolica nel 1932: «Si tratta di anime che cercarono Dio con sincerità di cuore e con generosità di sacrificio».

NEL MAGGIO del 1945 era stato promosso Viceprovinciale dei Gesuiti in Albania, la nazione che si vantava di essere lo stato più ateo del mondo. Arrestato e processato a fine 1945 con altri confratelli e religiosi, accusati di essere traditori asserviti agli occidentali e spie del Vaticano, furono fucilati, come ricordato, il 4 marzo 1946. Proprio in tale data quest’anno a Marcheno, dopo averlo ricordato con un convegno e interventi dei parlamentari albanesi Denis Gila e Paulina Hoti, il vescovo emerito Bruno Foresti ha benedetto il monumento restaurato che lo raffigura all’esterno della elementare a lui intitolata nella frazione nativa.

Edmondo Bertussi
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