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01.03.2018

La «farm» di Rebecco da progetto a realtà

Il complesso rurale di Rebecco che sarà recuperato e riconvertitoAlcuni degli spazi interniUn altro scorcio della «farm»All’interno dell’antica fucina troveranno spazio attività di valorizzazione legate all’agricoltura locale
Il complesso rurale di Rebecco che sarà recuperato e riconvertitoAlcuni degli spazi interniUn altro scorcio della «farm»All’interno dell’antica fucina troveranno spazio attività di valorizzazione legate all’agricoltura locale

C’è il progetto edilizio definitivo redatto dalla Studio Arc di Salò e che diventerà esecutivo entro aprile, con l’appalto previsto prima dell’estate; e ci sono le idee messe sul tavolo nei mesi scorsi durante i ripetuti confronti tra i possibili e aspiranti attori protagonisti del recupero. Va avanti come programmato a luglio scorso l’intervento «Rebecco Farm», proposto e finanziato con 712.000 euro all’interno di «Valli Resilienti», il piano da 6,5 milioni di euro per il rilancio delle zone fragili che fanno parte delle Comunità Montane di Valle Trompia e Valle Sabbia, sostenuto da Fondazione Cariplo con oltre 4 milioni. OBIETTIVO: recuperare e riattivare il complesso rurale che sorge nella località omonima di Lavone: lì c’era fino a metà dell’Ottocento un forno fusorio, officina del famoso fabbro Cavaliere della Repubblica Lionello Zubani, oltre a una fiorente attività agricola. In posizione strategica, con a due passi il Forno Fusorio di Tavernole e il Mulino di Marmentino, non lontane le miniere con storia secolare e tutta attorno una rete di sentieri suggestivi e la futura pista ciclabile dell’alta valle, Rebecco è stato ritenuto luogo e sede ideale per farne un centro di supporto agricolo-ecologico-culturale alle azioni di sistema della Comunità Montana nel settore agroalimentare e turistico, con un occhio rivolto alle ricadute occupazioni e l’altro ai soggetti fragili. Il progetto coinvolge, con la Comunità Montana soggetto attuatore, Coldiretti e Università di Brescia. L’IMMOBILE è stato acquisito tramite una convenzione di durata ventennale. L’azione in questi mesi si è sviluppata su due piani. Da una parte il progetto definitivo per il recupero architettonico di tre corpi di fabbrica di superficie coperta pari a circa 300 metri quadrati, con spazi adatti a svariate attività anche didattiche. L’intervento conserva e valorizza le caratteristiche tipiche dell’edilizia rurale del luogo. Dall’altra la fase di «progettazione partecipata», intesa come percorso che conduca le realtà territoriali a scoprire e scommettere sulle proprie risorse. In ballo, in particolare, c’è la scelta finale di un gestore (singolo oppure associato), partner operativo in tutte le fasi che avvierà le attività in tutti gli spazi agricoli esterni agli edifici e che potrà contare su un contributo pari a 20.000 euro all’anno per il primo triennio. In diversi incontri, che hanno coinvolto in tutto una ventina di realtà, sono emerse proposte di sperimentazione di nuove reti di acquisto che valorizzino le produzioni locali (piccoli frutti, castagne, marmellate e altro) e di formazione specifica sulle produzioni tradizionali (vedi il Nostrano Valtrompia). Oltre alla valorizzazione delle potenzialità turistiche tramite un lavoro di squadra che vada oltre gli individualismi. Il tutto sarà presentato il 9 marzo alle 14.30, al Forno Fusorio, con una «maratona di idee», confronto tra le varie proposte per la scelte finali del gestore. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Edmondo Bertussi
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