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12.01.2019

Ristoranti e pizzerie, la crisi non dà tregua

Anche la pizzeria Funiculì di piazza Paolo VI  ha cessato l’attivitàL’ex Piccola Parigi di PremianoLo storico Da Ugo non esiste piùL’ormai ex Pier 36 di Valle:  porte chiuse e cartelli «affittassi»Anche l’Interno 7 è un ricordo
Anche la pizzeria Funiculì di piazza Paolo VI ha cessato l’attivitàL’ex Piccola Parigi di PremianoLo storico Da Ugo non esiste piùL’ormai ex Pier 36 di Valle: porte chiuse e cartelli «affittassi»Anche l’Interno 7 è un ricordo

Il contesto è cambiato, il settore è ormai da anni in sofferenza e le ultime due chiusure in ordine di tempo confermano che la luce è flebile e distante in fondo al tunnel. Lumezzane non è più un paese per ristoranti e pizzerie. LO CONFERMA (anche) la bandiera bianca alzata di recente sul ponte della Piccola Parigi di via Einaudi, a Premiano di Sant’Apollonio, dove i titolari, dopo decenni di attività, a fine dicembre hanno abbassato le serrande e spento l’insegna. Uno scenario desolante dopo i fasti degli anni Ottanta e Novanta. Era l’epoca in cui nei weekend la Valgobbia non si spopolava e si restava in paese per cenare, anche per una pizza in compagnia. La chiusura del ristorante pizzeria di Premiano segue in ordine di tempo quella del Pier 36 di Valle. Inaugurato la scorsa estate in pompa magna, con musica, dj e artisti, il ristorante puntava a esportare a Lumezzane la novità tutta americana degli hamburger di pesce. Ma l’euforia iniziale ha ceduto presto il passo alla dura realtà. Da ottobre del locale non è rimasto più nulla, se non il cartello «affittasi». Per altri motivi - la scomparsa del titolare - dal 2017 è chiusa anche la pizzeria Funiculì di piazza Paolo VI, della quale è rimasto solo un rudere. In paese sembra insomma ormai radicata la tendenza a uscire dai confini della Valgobbia per una cena o una pizza, preferendo la città o altre zone della provincia. E in questo panorama, oltre alle ragioni di natura strettamente economica e demografica, e alle difficoltà legate al ricambio generazionale in locali anche storici, non è da dimenticare l’abitudine sempre più diffusa di affidarsi a servizi sempre più efficienti di consegna a domicilio di pasti anche raffinati e costosi. Da qui l’aumento esponenziale delle pizzerie d’asporto, che non conoscono crisi. Ma c’è chi resiste tra i più storici e chi ha investito da poco tempo nel settore. Si va dalla Cascina Costa di Sant’Apollonio, gestita a livello familiare dal 2001 da quattro fratelli, al Fashion Café di Walter Gennari, che nella stessa frazione è il locale di tendenza per antonomasia. NELL’ELENCO delle attività che resistono ci sono anche lo storico La Perla del Monte in località Rava, Al Crociale di Pieve, che dal 2013 è subentrato all’ex Saraceno (diventato solo pizzeria d’asporto), e l’Ariston di Sant’Apollonio. In trincea anche la pizzeria Mery, dal 1975 al Villaggio Gnutti, Mario e Maria a Gazzolo, l’ennesima nuova gestione dell’ex Terrazza nella stessa frazione e la trattoria Michi di Pieve. Tra le novità degli ultimi anni si segnalano il ristorante pizzeria Sampei di San Sebastiano, un punto vendita della catena La Brasserie in via d’Azeglio, a Sant’Apollonio, e il Cornoccoli Hills, salendo verso la Valsabbia. Una pagina storica e conclusa restano, invece, l’osteria Vaticano, Da Ugo e il vecchio Studio Interno 7. La crisi della ristorazione è ovviamente legata a doppio filo al più ampio settore del commercio, che in questo periodo in Valgobbia, salvo qualche eccezione, sta vivendo un momento di stagnazione. A partire dal comitato dei commercianti, attualmente sospeso nell’incertezza, ma in cui sembrano esserci dei movimenti per un rilancio a partire dai giovani. Sperando anche in un sostegno del Comune proiettato ormai sulle elezioni del prossimo maggio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Zizzo
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