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Alessandro Sala

di Natalia Danesi

 L’assessore alla Caccia e Pesca Alessandro Sala nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE
L’assessore alla Caccia e Pesca Alessandro Sala nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE

 L’assessore alla Caccia e Pesca Alessandro Sala nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE
L’assessore alla Caccia e Pesca Alessandro Sala nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE

Dal padre ha avuto in eredità non solo il libretto rosa e sgualcito della prigionia in Germania, che porta ancora ogni giorno come portafortuna nella borsa da lavoro. È la passione per la caccia che gli è stata tramandata e di cui oggi ha fatto mestiere.
Alessandro Sala, 56 anni, riconfermato assessore in Broletto, ricorda ancora oggi quelle lunghe giornate in mezzo alla natura. A 7 anni saliva in sella alla bicicletta del papà e partivano per una battuta, dietro in una cassetta l'immancabile spinone Tosca. È passata l'acqua sotto i ponti, ma non l'amore per qualcosa che è «più di uno sport - dice -. qualcosa che fa parte della nostra cultura».
Assessore, la riconferma che aspettava è arrivata...
«È una vera soddisfazione avere potuto occuparmi prima 10 anni con il presidente Cavalli e ora i prossimi 5 con il presidente Molgora di materie venatorie, che sono la vera passione della mia vita. Un compito che sento più che altro come motivazione. In questi anni l'apporto più grande mi è senza dubbio stato dato dalla famiglia. Il mio bambino ora ha 9 anni, è cresciuto. Ma nel frattempo a questo lavoro io ho scelto di dedicarmi anima e corpo».
È soddisfatto dei risultati?
«Ho l'orgoglio di aver favorito l'innalzamento culturale di questa istituzione che è punto di riferimento per 30mila cacciatori e 50mila pescatori. Penso alla Scuola di gestione faunistica, all'Archivio storico di Gardone Val Trompia, all'incubatoio di Desenzano, ai rapporti straordinari che sono riuscito a creare con i comitati di gestione e le associazioni agricole. Negli ultimi quattro anni noi, che siamo la prima provincia venatoria, non abbiamo perso nemmeno un associato. Anzi, abbiamo guadagnato anche 300 donne cacciatrici. Ha pagato pure il lavoro fatto nelle scuole, negli oratori, nelle fiere (penso ad Exa, per esepio) con pubblicazioni specifiche. L'intenzione è continuare a parlare alla società cvile. La caccia con i diritti e i doveri deve essere accettata».
Molti sono i diritti, ma sempre più anche i doveri per i cacciatori...Lei che futuro vede nel Bresciano?
«Io vorrei la libertà di cacciare senza essere rinchiusi in province o ambiti. E un pacchetto di giornate per la caccia alla migratoria da utilizzare in tutta la Regione. Oltre che la possibilità di prelevare nuove specie, assolutamente non in via di estinzione».
Sta per aprirsi la stagione venatoria, che è uno degli impegni più importanti per la Provincia da tutti i punti di vista. Come vi preparate a questo delicato appuntamento?
«L'augurio è che presto ci sia anche la possibilità di cacciare le specie in deroga. Anche quest'anno abbiamo previsto una pre apertura. Manterremo in funzione i roccoli e ne predisporremo due nuovi. Quanto ai valichi e alle rotte di migrazione, ci auguriamo che i provvedimenti presi tutelino sia i cacciatori sia i continui, assillanti ricorsi della Lac. Certo, se continuerà l'imperio verso la chiusura di alcuni valichi dovremo rendere possibili alla caccia zone oggi precluse o oasi. Il territorio recluso è molto ampio, c'è un esubero soprattutto nelle zone di montagna».
Cosa ha in programma, sul fronte della sensibilizzazione della cittadinanza, nei prossimi anni?
«Insisterò perché sempre di più le famiglie senza una tradizione possano rendersi conto che la caccia è la storia della nostra comunità. Intendo fare molto anche in termini di turismo venatorio e enogastronomico. Abbiamo momenti che ci qualificano. Penso allo spiedo o agli itinerari per visitare gli allevamenti di selvaggina e quell'architettura naturale che sono i roccoli. I ragazzi nelle scuole e negli oratori attraverso i nostri diorami hanno imparato a conoscere la fauna migratoria e stanziale. I bambini devono sapere che animali sono gli ungulati, devono riconoscere la differenza tra un gallo forcello e un gallo cedrone».
Certo, i fondi scarseggiano...Hanno colpito anche il suo assessorato i tagli al bilancio?
«I nostri sono prevalentemente fondi regionali mirati. Però mi chiedo perché dobbiamo pagare i danni, e nell'ultimo anno ammontavano a 194 mila euro, causati alla produzione agricola dall'avifauna quando potremmo cacciare le specie».
Il nucleo ittico venatorio, ha annunciato l'assessore alla Sicurezza, da quest'anno farà capo al suo assessorato. È soddisfatto di questa novità?
«Sì molto. Di comune accordo abbiamo riportato in capo al mio assessorato la gestione di quel servizio storico e meritevole. Lavoreremo per la prevenzione e la tutela della riproduzione nel periodo in cui la caccia è chiusa oltre che per la salvaguardia delle zone di ripopolamento e cattura e delle zone rosse».
In conclusione, secondo lei la caccia sta perdendo di interesse o piuttosto sta riacquistando appeal?
«Sicuramente non sta perdendo di interesse. Anzi, i bresciani stanno capendo la funzione venatoria nel periodo in cui la caccia è chiusa. I cacciatori si muovono per 3 mesi con il fucile e per 9 con la pala e i rastrelli per tenere puliti i sentieri e il territorio. In futuro vorrei sempre più sviluppare l'immagine del cacciatore anche come sensore dell'ambiente e delle sue condizioni di vivibilità».
Oltre ad essere assessore in Broletto di recente è pure diventato neo sindaco di Palazzolo. Il che naturalmente moltiplica gli impegni. Come gestisce tutti questi incarichi?
«Il doppio incarico non è negativo. Permette di ottimizzare le esperienze acquisite e di rendere attuabili i collegamenti con i livelli superiori. A Palazzolo l'esperienza è nuova e l'impatto per certi versi è stato traumatizzante, ma è bello sapere di poter soddisfare le esigenze dei cittadini che hanno sempre più bisogno di presenza. Serve un'organizzazione mentale, una generosità di impegno».
Lei è anche assessore al Personale...che clima si respira in questo periodo in Broletto?
«La Provincia conta 1.100 dipendenti e questa è una delega particolarmente delicata. Bisogna ragionare tenendo conto in primis della persona. per la quale il lavoro è un'opportunità di gratificazione che può avere risvolti anche sulla vita privata e familiare. La mia sensibilità mi porterà a tenere sempre più conto dell'aspetto umano. Certo, le energie economiche e finanziarie della Provincia sono sempre piuttosto scarse. Il mio obiettivo è stilare entro settembre un'analisi completa delle risorse a disposizione per meglio collocarli in termini di premio di produttività».
La legislazione nazionale è sempre più severa con le Pubbliche Amministrazioni...
«Sicuramente bisognerà tenere conto dei vincoli del ministro Brunetta ma credo anche che sia giusto».
Diceva poc'anzi che le risorse scarseggiano. Tagli in viata, sul fronte del personale?
«Il primo scoglio sarà la risoluzione per i prossimi anni della parte dirigenziale. Con il presidente Molgora a cui direttamente risponderanno i dirigenti stiamo lavorando per modificare il quadro in termini restrittivi».
Ha già incontrato i sindacati?
«Saluto con molto piacere l'incontro che ho avuto con le Rsu della Provincia e con i dipendenti negli scorsi giorni. Nel mio messaggio di saluto ho voluto sottolineare in modo particolare la qualità del nostro personale e la volontà di lavorare congiuntamente. A mio parere più ci si parla, più ci si incontra, più si trovano soluzioni».

LA BIOGRAFIA. È nato a Cologne, paese nel quale ancora vive, il 28 febbraio del 1953. La mamma era casalinga, il papà svolgeva l'attività di impiegato alla Legnami Pasotti. Alessandro Sala è sposato ed ha un figlio, Massimiliano, di 9 anni.Ha frequentato il liceo Scientifico. iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti ed è stato direttore di Retebrescia. Oltre a lavorare da tre mandati in Broletto, svolge oggi a titolo gratuito anche il ruolo di sindaco di Palazzolo. E non ha mai avuto incarichi in Consigli di amministrazione. Politicamente, è liberale dall'età di 17 anni. Giovanissimo, si è iscritto alla Gioventù Liberale. È in Forza Italia fin dagli albori e vanta il merito di essere stato il primo responsabile dei Club.

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