Al teatro sant'afra dal 24 al 29 gennaio

Archetti e la luce di Levi: «Oppose la sua scrittura al dramma più grande»

di Stefano Malosso
Progetto ideato dall'autore per la Giornata della Memoria nella stagione Ctb. «Mi è venuta la voglia di raccontarlo anche attraverso la sua lingua Ci fa pensare all'oggi: il mondo non è diventato un territorio di pace»
«In piena luce» è dedicato alla vita e alla scrittura di Primo Levi  e andrà in scena al Teatro Sant’Afra dal 24 al 29 gennaio
«In piena luce» è dedicato alla vita e alla scrittura di Primo Levi e andrà in scena al Teatro Sant’Afra dal 24 al 29 gennaio
«In piena luce» è dedicato alla vita e alla scrittura di Primo Levi  e andrà in scena al Teatro Sant’Afra dal 24 al 29 gennaio
«In piena luce» è dedicato alla vita e alla scrittura di Primo Levi e andrà in scena al Teatro Sant’Afra dal 24 al 29 gennaio

«La Tregua/sognavamo nelle notti feroci/sogni densi e violenti/sognati con anima e corpo». Le rotaie sono memorie che fluiscono, i binari si fanno il dispositivo del ricordo mentre ci accompagnano nel cuore di tenebra del male e della sua essenza più oscura, laddove l’umanità crolla e sembra sul punto di spezzarsi, in attesa di una nuova speranza, di una parola capace di farsi salvezza. Il territorio di quella parola è abitato dall’opera di Primo Levi, scrittore sopravvissuto ad Auschwitz e autore di capolavori come «Se questo è un uomo» e «La tregua», protagonista dello spettacolo «In piena luce», proposto per la Stagione del Centro Teatrale Bresciano in occasione della Giornata della Memoria. Un progetto ideato, scritto e diretto da Marco Archetti, sul palcoscenico insieme all’attrice Paola Bigatto nella cornice del Teatro Sant’Afra dal 24 al 29 gennaio, tutti i giorni alle 20.30, la domenica alle 15.30.

Marco Archetti sarà sul palcoscenico insieme all’attrice Paola Bigatto
Marco Archetti sarà sul palcoscenico insieme all’attrice Paola Bigatto

Un viaggio attraverso le opere di Levi, colte nella loro complessità, che arriva a interrogare il senso del nostro passato e con esso quello della nostra epoca. «Da anni mi sembrava importante ribadire che Primo Levi è stato un grande scrittore» spiega Archetti. «Spesso si pensa a lui solo come testimone della Shoah, ma va rivalutato anche il suo valore letterario. Mi sono riletto tutte le sue opere, in uno di quegli eccessi di passione che mi porta a esaurire l’opera omnia di un autore di cui mi sono letterariamente innamorato. Ho ritrovato la grandezza della sua scrittura, e mi è venuta l’idea di provare a raccontarlo attraverso la Storia ma anche attraverso la sua lingua, perché Levi ha opposto tutta la sua scrittura al dramma che ha vissuto. Una scrittura così precisa, meticolosa, che si oppone al male con la emme maiuscola.

Una scrittura che ci restituisce la dimensione morale della sua letteratura». Attingendo alle opere dello scrittore piemontese, Archetti crea una riflessione sul valore della sua voce, che arriva sino a noi. «Tra le sue pagine troviamo molti interrogativi che continuano ad essere senza risposta, ma che ci parlano. Penso ad esempio alla lezione che gli dà un compagno internato come lui. Levi lo osserva mentre si lava con fervore, come se avesse un appuntamento galante. Quando gli chiede perché si stia lavando con quella cura, il compagno risponde: ricordati che la cosa più importante è non perdere la nostra umanità. Credo sia un messaggio oggi molto importante, ricordandoci che negare il nostro consenso al male è una cosa che possiamo fare tutti in quanto esseri umani. Dobbiamo mantenere una posizione eretta di fronte al male, ricordarci chi siamo, cosa non vogliamo, avere il coraggio di dire no a qualcosa che confligge con i nostri valori morali. Oggi il termine “valore morale” è fondamentale».

Testimone, scrittore, agitatore delle nostre coscienze, il messaggio di Primo Levi continua, ieri come oggi, a mantenere la forza del suo no al male assoluto, alla perdita della dignità, alla negazione stessa della vita umana. «Levi ci parla della Shoah, ma possiamo pensare anche alle storie di oggi perché il mondo non è diventato un territorio di pace. Le sue parole sono utili perché parlano a tutti noi, che troppo spesso ci troviamo nelle zone grigie del pensiero: non dalla parte del male, ma dopotutto nemmeno da quella del bene, quella che guarda ai concetti di pace, di democrazia e di rispetto del diritto internazionale». Le sue riflessioni ci invitano «all’umanità e alla razionalità, un’alleanza nella quale credo molto. Tra le sue pagine possiamo trovare le risposte che cerchiamo, basta rileggerlo - conclude lo scrittore e drammaturgo -. Dopo il dramma dell’internamento ha saputo compiere una rielaborazione morale molto alta che è diventata racconto. E chi racconta salva ognuno di noi». •