Il grande assente

Un'inaugurazione senza dialetto: «El gh’era mìa, ma fa parte della tradizione»

Piergiorgio Cinelli: «Ce ne voleva un pezzettino all’evento ufficiale». Il sindaco Emilio Del Bono: «Ci saranno altre occasioni»
Il concerto in piazza Loggia per la Capitale della Cultura
Il concerto in piazza Loggia per la Capitale della Cultura
Il concerto in piazza Loggia per la Capitale della Cultura
Il concerto in piazza Loggia per la Capitale della Cultura

La tre giorni inaugurale di Capitale della Cultura ha visto Brescia trasformarsi in un enorme palcoscenico di eventi: musica, musei, teatri. La città era gremita e non c’è stato luogo del centro storico che non abbia sperimentato il tutto esaurito. Migliaia di presenze per le decine di eventi che sono stati messi in cartellone; ma qualcosa è mancato. Anzi «el gh’era mìa». Infatti non sono stati pochi coloro che hanno sottolineato come nel palinsesto del fine settimana siano mancati spazi dedicati al dialetto bresciano, con la mancanza nella giornata di sabato, in occasione del mega concerto di piazza Loggia, di un rappresentante della «lingua bresciana popolare» per eccellenza, il dialetto.

Il vernacolo non è stato invitato alla grande festa inaugurale

C’è chi un po’ ci è rimasto male. Si perché essere presenti sul palco dell’inaugurazione «capitale» poteva essere il momento giusto per far «assaggiare» ai non-bresciani, come ha scritto Piergiorgio Cinelli, «un pezzettino di cultura bresciana in un’occasione ufficiale». «Quella intima, storica, quella che ha creato la nostra identità» ha scritto invece Dellino Farmer; e per «tastà» la sensibilità dei bresciani sul tema, è stato realizzato anche un sondaggio su Facebook: «Il dialetto bresciano è da considerarsi cultura?», che ha raccolto in poco tempo circa 400 consensi.

Più che polemica, confronto

«La cultura è anche la cultura popolare - ha poi aggiunto Giuseppe Morotti, “Ol Morot“ famoso per le sue barzellette -. Noter, Bergamo e Brescia, sono uniti anche dal dialetto». Polemica comunque solo «accarezzata» da parte di chi ha sollevato la questione: piuttosto un’occasione per aprire un confronto. E per quello che riguarda gli organizzatori, la scelta di far esibire artisti di caratura nazionale è stata fatta per rendere fruibile lo spettacolo a tutto il pubblico senza mettere in dubbio che il dialetto sia parte integrante e fondante della cultura bresciana.

 

Proprio per questo motivo il sindaco Emilio Del Bono ha deciso di rispondere sui social, ricordando ai cittadini che «è previsto un supercartellone di teatro dialettale che ci accompagnerà per tutto il 2023 E ci saranno altre occasioni, anche musicali», ma anche sottolineando agli esponenti del vernacolo che per Brescia sono importanti. Insomma il dialetto non è stato dimenticato e il mancato invito non deve essere motivo di screzi, anzi il palinsesto di eventi ci sarà, ricco e pronto a dare il giusto lustro alla lingua bresciana. «Staròm a eder», e sicuramente non mancheranno le occasioni in cui iniziative di questo tipo arriveranno a pennello. E un coro di «pota» risuonerà in piazza Vittoria.

Sul ponte di Paratico riflettori sul dialetto

Domenica, intanto, alle 9.30 sul ponte fra Paratico e Sarnico una folta delegazione di compagnie teatrali, musicisti (fra cui Francesco Braghini e il suo alter ego Ravasio) e amministratori - sindaci e assessori - darà «voce e riflettori al dialetto! In un anno così significativo»..