«Brescia è un’isola felice per la cultura»

Elena Bucci e Marco Sgrosso: tornano a Brescia ALEKSANDRA PAWLOFF
Elena Bucci e Marco Sgrosso: tornano a Brescia ALEKSANDRA PAWLOFF
Elena Bucci e Marco Sgrosso: tornano a Brescia ALEKSANDRA PAWLOFF
Elena Bucci e Marco Sgrosso: tornano a Brescia ALEKSANDRA PAWLOFF

Le crisi rappresentano l’occasione, spesso irripetibile, per pensarsi e ripensarsi, lontano dalla routine, dal rumore di fondo quotidiano, degli automatismi del mondo. E un teatro della crisi è lo strumento di una riflessione che, partendo dal passato, sa tramutarsi in sguardo sul futuro prossimo. Una riflessione che sta al centro della rassegna «D’estate al Chiostro. Sette letture sceniche per ricominciare» ideata dal Centro Teatrale Bresciano, che per il secondo appuntamento del suo calendario porterà questa sera e domani alle 21.30 nella cornice del Chiostro del Teatro Mina Mezzadri di Brescia una coppia di artisti di rilievo nazionale, Elena Bucci e Marco Sgrosso, protagonisti della lettura scenica dal titolo «All’antica italiana. Storie di gente di teatro». ISPIRATI dal volume di Sergio Tofano, sul palco cittadino i due attori racconteranno gioie e dolori del teatro, prima dell’avvento del cinema e della televisione. Un sottobosco popolato da strani esseri: suggeritori, trovarobe, battutisti, capocomici, dive, cantanti, brillanti, portaceste, balie. Una grande comunità sempre in movimento, cialtrona e animata dal fuoco sacro del palco, comica e al tempo stesso tragica, protagonista di un’epoca grandiosa dell’arte scenica che torna a rivivere in questa estate senza precedenti. «Il Covid è stato un evento rivelatore - racconta Elena Bucci -. Le fratture c’erano anche prima, ma meno evidenti. La pandemia ha reso il mondo più piccolo, visibile e vicino. Per me è stato un lungo periodo di studio: anche dietro uno schermo ci vuole un pensiero, e le progettualità come quelle del Ctb hanno saputo mantenere il rapporto con gli artisti e il pubblico. È bello lavorare se c’è un progetto artistico di valore». Sono mesi in cui la cultura viene ripensata, anche guardando alla sua storia. «Lo spettacolo è una piccola pazzia. Ho impostato un lavoro su Metastasio che guarda al rapporto con la natura e al mondo, e inevitabilmente con l’attuale. C’erano riflessioni sul teatro che entrano anche in questo spettacolo, e che è l’anteprima di uno spettacolo sulla storia degli attori che debutterà in aprile. Dentro si trovano epistolari, ritratti e scritture originali, materiale tra metà Ottocento e primo Novecento intrecciato a una favola che ho inventato, capace di guardare al passato per parlare dell’oggi». La frattura del lockdown potrà diventare in questo modo una risorsa. «Tornare a Brescia è bello, è una città che ci porta fortuna. È un’isola felice per la cultura. C’è ascolto nei confronti dell’arte. Spero che questi mesi siano l’inizio di nuove progettualità. Anche se ora non sembra, un vecchio modo di fare teatro sta finendo. Deve arrivare un nuovo spirito, che il Ctb rappresenta bene con le sue collaborazioni tra le diverse realtà e anime della città. L’esperienza del teatro deve permeare la vita quotidiana, entrare in contatto con le nuove generazioni». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

.STE.MA.

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