la mostra

A Santa Giulia «La città del Leone. Brescia nell’età dei comuni e delle signorie»

di Anna Merici
Fondazione Fbm vuole colmare una lacuna negli studi sulla storia delle istituzioni comunali Karadjov: «Il sindaco lanciò la sfida di portar luce su una civitas diversa da quella romana»
Gentile da Fabriano, Madonna dell’Umiltà1420-1423 Only Crew Filippo Venezia
Gentile da Fabriano, Madonna dell’Umiltà1420-1423 Only Crew Filippo Venezia
La mostra a Santa Giulia - OnlyCrew/Filippo Venezia

Con la mostra «La città del Leone. Brescia nell’età dei comuni e delle signorie» la Fondazione Brescia Musei vuole colmare una lacuna negli studi e nella cultura della storia bresciana per provare a raccontare i tre secoli più significativi nella costruzione dell’identità cittadina: l’arco cronologico dalla seconda metà del XII secolo al 1426, anno della dedizione di Brescia alla Repubblica veneziana. Un’epoca di vivace sperimentazione politica raccontata in una mostra che vuole ricostruire, con taglio didascalico e una pluralità di strumenti di fruizione, la varietà compositiva e i segni più evidenti delle magistrature cittadine di epoca medievale.

In fase di gestazione della mostra, il tema ha solleticato l’interesse del primo cittadino, come tiene a ricordare il direttore Stefano Karadjov: «La mostra, concepita prima della pandemia, avrebbe dovuto svolgersi in una delle sezioni del museo di Santa Giulia. Poi, in occasione dell’inaugurazione della Vittoria alata, il sindaco ha lanciato una sfida: una mostra che portasse luce su una civitas diversa da quella romana, certamente una forza per Brescia, ma non necessariamente un cliché. La proposta scientifica è quindi cresciuta e ha preso le forme di un’ampia investigazione su un periodo ancora in gran parte oscuro agli stessi bresciani». Per Laura Castelletti questa mostra va contestualizzata ne filone espositivo di indagine storica inaugurato con il percorso di Brixia romana che approderà, a gennaio, alla riapertura e al riallestimento del Museo del Risorgimento: «Un importante tassello, mai presentato in modo così organico».

Alla realizzazione ha lavorato un nutrito comitato scientifico coordinato dal curatore Matteo Ferrari, ricercatore dell’Ecole Pratique des Hautes Ètudes di Parigi che oggi pomeriggio, alle 14.30, con la professoressa Alma Poloni dell’Università di Pisa ha tenuto la prima di una serie di quattro conferenze, a commento della mostra, seguite dalla visita guidata. Matteo Ferrari ha curato il catalogo, complemento al percorso espositivo, ma anche risultato di sintesi che porta al grande pubblico i risultati delle ricerche sul Medioevo e strumento che si propone come base per i futuri studi. Lo stesso Ferrari insiste sulla lacunosità della storiografia che questo lavoro ha dovuto affrontare: «L’emarginazione del periodo storico non deve stupire, soprattutto per le difficoltà nel reperimento dei documenti di un periodo falcidiato da enormi perdite. Inoltre, gli studi sulla Brescia tardomedievale hanno visto uno sviluppo notevole solo negli ultimi vent’anni. Nello stesso panorama italiano è una mostra piuttosto rara, non sono privilegiate una personalità artistica o una famiglia di committenti, ma le centoventi opere sono richiamate in mostra come documenti storici, non necessariamente in virtù della loro valenza stilistica».

Si tratta di oggetti «che informano sulla società», come matrici di sigillo, diplomi imperiali, monete, vessilli, iscrizioni, «la cui esposizione non mira a tracciare una storia artistica, ma le vicende di cui Brescia fu protagonista come centro di reclutamento di podestà e capitani del popolo, come centro politico o, in età viscontea, come strategico centro di frontiera. Si tratta di una pluralità di opere che provengono soprattutto dalle collezioni dei musei civici, dall’archivio di stato, dalla Biblioteca Queriniana e importanti prestiti tra cui il Gentile da Fabriano concesso dal museo di San Matteo di Pisa o il manoscritto miniato conservato alla Bibliothèque nationale de France di Parigi».

Tra i prestatori anche il Museo di Santa Giulia con pezzi temporaneamente dislocati e contrappunti rimasti in loco, che sono parte essenziale del percorso di visita. La mostra conduce quindi anche nelle sale del museo e oltre, attraverso le vie della città, in un percorso pedonale alla scoperta di Brescia comunale e signorile guidato grazie al supporto della web app gratuita EasyGuide. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA