BRIXIA BAZAR: DALL’800 AL POP

Giovanni Renica, «Veduta del porto di Desenzano sul lago di Garda» Luigi Pernici (1809-1840), «Veduta del lato occidentale della Loggia»
Giovanni Renica, «Veduta del porto di Desenzano sul lago di Garda» Luigi Pernici (1809-1840), «Veduta del lato occidentale della Loggia»
Giovanni Renica, «Veduta del porto di Desenzano sul lago di Garda» Luigi Pernici (1809-1840), «Veduta del lato occidentale della Loggia»
Giovanni Renica, «Veduta del porto di Desenzano sul lago di Garda» Luigi Pernici (1809-1840), «Veduta del lato occidentale della Loggia»

Rombo di tuono dal profondo del 1954: Mille Miglia, edizione numero ventuno. «Ore 5.50 del 2 maggio, l’Austin Healey 100 M Le Mans di Macklin pronta al via sulla rampa di viale Venezia» (scatto in bianco e nero dall’archivio storico Silvano Cinelli). Poi, scartabellando in scioltezza, ecco svelarsi un altro mondo parallelo, stavolta impresso su tavole d’antan che evocano memorie dei tempi perduti: dalla «veduta del lato occidentale della Loggia» di Luigi Pernici (1809-1840), pittore bresciano morto giovanissimo, al quale Paolo Tosio e Camillo Brozzoni commissionarono dipinti destinati alla Pinacoteca, che tuttora custodisce alcune sue opere, alla «veduta del porto di Desenzano sul lago di Garda» secondo Giovanni Renica, altrettanto bresciano (1808-1884), il cui stile «a partire dalle tecniche del vedutismo romantico, si caratterizza per una forte immediatezza espressiva, attenzione alla prospettiva e utilizzo di colori intensi». Frammenti pittorici dall’Ottocento ritornano al futuro in una dimensione espositiva non convenzionale, fuori da musei e gallerie ma nel fiume in piena di articoli in stock, vintage, antiquariato, arredamenti e attrezzature per la ristorazione di Museum Bazar, mercato dell'usato sotterraneo al civico 45 di via Salgari, gestito da Marco Seminario e dal padre Antonio, quest’ultimo figlio di Pietro Seminario, reduce dai fronti occidentale, greco-albanese e russo, scomparso di recente all’età di cento anni e protagonista del libro «La guerra del Piero», con evidente riferimento alla canzone di Fabrizio De André. Scavando tra reti e materassi, tra poster dei Kiss e locandine cinematografiche anni ’90 (per agli appassionati, un’esperienza che vale il viaggio), riemergono altre chicche: «La Franciacorta da villa Ducco a Camignone» e il «Garda e l’Isola dei frati» by Luigi Basiletti (1780-1859). E ancora i quadri di Ginetto Martini (1927-2011) – bohémien cresciuto nelle borgate popolari della città, assiduo frequentatore delle osterie del vecchio centro storico, amante della buona cucina e più ancora del buon bere, una vita dedicata all'arte musicale e pittorica, con particolare predilezione per nature morte e scorci bucolici - sgomitano nel vortice delle piccole cose assieme a quelli di Luciano Bonini, figurativo moderno ispirato da Alfred Sisley, e nato a Brescia nel 1950, «semplice, fresco, immediato nella resa delle atmosfere, con risultati efficaci di luminosità limpida» (Luciano Spiazzi). Non ultima, dai meandri del Museum Bazar, riaffiora la collezione di lavori realizzati per Beretta dal fiorentino Pietro Lemmi (1901-1971), uno dei maggiori pittori e illustratori animalier europei del Novecento: una serie di soggetti venatori ispirati da Joseph Oberthur e Peter Scott, tra cani da ferma, lepri saettanti e fagiani al tramonto. Vale tutto: stampe, serigrafie, persino riproduzioni d’autore, come un disegno di Monet distrattamente appoggiato su un vecchio libro di ricette tipiche bresciane (fritada de grìsoi, minestra sporca, casonsèi de puìna, rane alla camuna, torta di sangue di maiale). Bizzarre coincidenze, storie di destini incrociati, chissà. Come fa sagacemente notare Antonio Seminario: «Ora sono pensionato, al Bazar ci sto solo per dare una mano a mio figlio. Un tempo facevo il rappresentante e pensate un po’ in città ho arredato tre locali: Cafè Renoir, Cafè Van Gogh, e…Cafè Monet. Esistono ancora tutti, controllate pure su Internet!». •.

Elia Zupelli

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