«Cardona e il fantasma di Marlene» al Cidneo

di Magda Biglia
La copertina della pubblicazione
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«Stai molto attento, perché Brescia è una città viva, culturalmente stimolante, meravigliosa ma anche complessa: dotata di punte, spigoli e angoli bui, dunque estremamente pericolosa, nella quale è consigliabile muoversi con cautela e non rilassarsi mai completamente..». La descrizione è perfetta per un giallo ambientato ai piedi del Cidneo, l’ottavo di Patrizio Pacioni che stavolta porta qui in trasferta da Piacenza, in aiuto al collega Santo Anastasi, il suo commissario Leonardo Cardona, un bravissimo dal gran caratteraccio, disposto a tutto per stanare le colpe, chiamato il Leone, re degli investigatori però incline ai ruggiti, persino in amore. Cardona arriva a indagare, guarda un po’, su un traffico internazionale di armi sotto la lente dell’Intelligence, un marcio che coinvolge ampi settori, rispettabili signori e signore, anche a sorpresa, condito di molti delitti e persino dall’apparizione notturna di un fantasma teatrale. E del resto teatrali sono i continui colpi di scena del libro di un autore da ventisette pubblicazioni ma da dieci anni anche dedito al teatro d’inchiesta e pure regista. Al premio letterario «Garfagnana in giallo» del 2020 per «Le notti di Monteselva» Pacioni ha potuto aggiungere due Premi Sipario e un Tragos-Ernesto Calindri. Brescia è la vera protagonista stavolta di «Cardona e il fantasma di Marlene» (LiberEdizioni), di un Pacioni romano, trapiantato nella Leonessa, che sa descrivere minuziosamente come può fare soltanto uno che viene da fuori con tanta curiosità e che non dà nulla per scontato. Le denominazioni dei posti sono quasi sempre fedelissime, con qualche divertente gioco sui nomi, delle persone, tipo il sindaco, Del Bello, o un quotidiano, BresciaOra, e con qualche riferimento a fatti e rivalità. Della nostra città c’è tutto, il pirlo, il centro storico, i ristoranti, gli alberghi, le X Giornate, come in un tour turistico e storico nella Brescia «bella, laboriosa, con i suoi segreti e anche le leggende». Raccontata così nelle sue sfaccettature. «Per capire cosa sia che distingue Brescia da altri capoluoghi la si deve misurare con i propri passi, esplorare nei vicoli più nascosti, bisogna annusarla, saperla ascoltare nei suoi rumori e nei suoi silenzi. Insomma la si deve vivere appassionatamente per un congruo periodo di tempo prima di percepirne l’atmosfera», avverte un acuto giornalista di nera incontrando Cardona. Fra i vicoli si aguzzerà l’ingegno del detective della storia. Il tutto con un ritmo incalzante, con dialoghi scoppiettanti e insistenti, continue battute che delineano i personaggi e l’inchiesta che giungerà a conclusione con la classica scena di gruppo degli indagati. Mentre il fantasma svanirà con i suoi misteri.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA