Cartoline dalle visioni di David Tognoli

David Tognoli, classe 1984, è originario di Edolo
David Tognoli, classe 1984, è originario di Edolo

Cartoline da mondi vicini e distanti. Visioni vaporose, abbagli psichedelici, limbi onirici fra sogno, realtà e scontornati confini ipnagogici. Si può lambirli, sfiorarli, immaginarli, appena prima che evaporino, sfuggenti come notti fuori tempo massimo al cospetto di un’alba che incombe. Afferrarli però è impossibile: liberi, anarchici e senza catene, i viaggi evocati da David Tognoli non vogliono padroni, fluiscono selvaggi tra rapsodie francesi, amanti&balordi e riposi nel primo pomeriggio. Appaiono e scompaiono. Dissolvono. E al tempo stesso restano: l’autore bresciano – classe 1984, originario di Edolo – li ha archiviati e disseminati nelle oltre duecento pagine de «La Foresteria» (edito da Gruppo Albatros Il filo), collezione semi temporanea di diari poetici e poesie prosaiche. Dieci anni di vita e di istanti, da ragazzo a uomo, «in un susseguirsi di flash narrativi, un rincorrersi di attimi avvinghiati a un vincolo vitale senza freni». Giacché, come osserva sagacemente Pamela Michelis nella prefazione, «sotto le sembianze di appunti irriverenti, si cela una studiata architettura narrativa e percettiva. Sentiamo una certa fremente eccitazione nello svincolarli dalla mente e farli scivolare, non via, ma tra le mani, in una quasi possessiva voluttà». Che l’autore (già protagonista nel 2018 con la raccolta di haiku «New Pops») esprime e manifesta pagina dopo pagina, composizione dopo composizione, memoria dopo memoria. TOGNOLI, in arte David Moriarty, specie come chitarrista e voce in vari progetti, fra cui il duo Franc Didic (indietronica) e, attualmente, la band Teich (post-rock, shoegaze), ha strutturato il suo zibaldone di pensieri vagabondi in quattro sezioni ideali: «Dal mondo, dai mari e dai sogni», «Notizie dal dormiveglia», «D’esistenzialismi e vecchie poesie per letture indigeste», «Sulla sessualità e sull’amore». Dentro tutto scorre: giorni passati, giorni schizzati, giorni immobili, balzi di cuore e letti, assuefazioni, spazi dell’anima e stati di sopravvivenza a Zabriskie Point, ombre, penombre e altre storie in bottiglia. Ambientate qui, là e un po’ chissà dove, tra Italia e resto del mondo, in una gigantesca bolla umorale stile perenne «domenica di fottuto ottobre con il sole e con gli Smiths», sulla cui superficie talvolta affiorano anche urbani bagliori tardoestivi, con ascendente locale, senza destinazione apparente prima di una croata partenza: «Notte bresciana puttana in tacchi a spillo trans di via Milano, dandy chic dell’Arnaldo, fogna, indiano stanco nel negozio caldo senza ventilatore, madre incinta, Maddalena attonita, case vuote della gente al mare, tavoli per la strada degli ubriachi... Carmine ribelle in ginocchio, a San Faustino trascendente, stasera niente botte niente niente, Al Lio bar sui binari della stazione stasera si parte, ultimo triste spasmo ridente qui». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.