Cerasa, la libertà e le «catene» della destra

di Magda Biglia
Del Bono, Bencivenga e Cerasa ieri sul palco di Librixia
Del Bono, Bencivenga e Cerasa ieri sul palco di Librixia
Del Bono, Bencivenga e Cerasa ieri sul palco di Librixia
Del Bono, Bencivenga e Cerasa ieri sul palco di Librixia

Nel 2014 aveva descritto le catene della sinistra mentre adesso, poco prima che vincesse l’altra parte politica, ha elencato le catene della destra «perché rischia di essere ostaggio dei finti amici della libertà che difendono solo la libertà di essere estremisti». Con questi la destra dovrà fare i conti, «anche se già Meloni, prima di entrare a palazzo Chigi, comincia a dover essere incoerente con se stessa». Claudio Cerasa, direttore del Foglio ha presentato così ieri il suo ultimo titolo «Le catene della destra», edizioni Rizzoli, nell’Arena Agro Bresciano di Librixia, intervistato dal direttore della Provincia di Cremona Marco Bencivenga e in dibattito con il sindaco di Brescia Emilio Del Bono. Oggi la destra ha vinto con le sue catene, si è detto. Ci sono i capi sovranisti che l’hanno applaudita, c’è l’«odiata Europa» che però bisogna rassicurare se vogliamo i suoi fondi; ci sono i suoi sindaci che contestano i gassificatori, ci sono i suoi sostenitori «contro tutto» e i simpatizzanti di Putin, c’è la scienza demonizzata, i mille «no» e i complottisti, «gli impostori della libertà». Le contraddizioni scoppieranno: «Salvini vuole il Viminale, è un alleato e lo chiede» dice Cerasa. Governare non è così facile come opporsi, come vincere «facendo promesse irrealizzabili o lanciando slogan banali», afferma il direttore. «Pare bello dare risposte semplici a temi complessi, i populisti hanno una grande capacità di percepire le esigenze del popolo appunto, ma poi si deve riuscire a governare la realtà- è la sua tesi-. Del resto il farsi orientare dall’algoritmo del consenso è peccato di tutti partiti». Al Pd, poi, Cerasa contesta di non avere più espresso «una leadership carismatica, capace di intercettare il cambiamento, di offrire un sogno per il futuro». Del Bono accoglie la provocazione: «Questa sconfitta ha mostrato la nostra solitudine, ma ora più che un nome occorre dibattere nel congresso per una visione strategica che coniughi l’anima municipale e quella europea. Noi siamo stati continuamente la Croce rossa dell’Italia, questo ci ha tolto dinamicità. La sfida contro il populismo sarà quella di imparare a dire cose serie, anche scomode, con un linguaggio comprensibile, sarà la chiamata alla corresponsabilità dei cittadini, perché la democrazia è fragile, non è una somma di libertà individuali, di corporativismi, ma è forte quando si basa sulla comunità». Sull’argomento Putin la lettura di frasi di enorme amicizia pronunciate nel decennio dai tre leader di centrodestra ha sollecitato i due ospiti a sottolineare il pericolo di tali posizioni, più di tutte il Patto tra Lega e Russia Unita siglato in marzo: «Adesso dicono che lo credevano diverso ma Putin era un dittatore anche prima dell’attacco all’Ucraina, e io non dò fiducia a chi non sa distinguere», la chiusura di Del Bono.•.