LA SERIE

«Ch’él chì chèl lé» a quota 100 raccontando Brescia col sorriso

di Elia Zupelli
Cinque anni di storie e spifferi sulle curiosità che tanto piacciono ai bresciani: tra i fan dichiarati, anche il sindaco Emilio Del Bono
Enrico Fappani e Robi Capo: le anime di «Ch'él chì chèl lé», serie di successo che fa divulgazione col sorriso
Enrico Fappani e Robi Capo: le anime di «Ch'él chì chèl lé», serie di successo che fa divulgazione col sorriso
La Chiesa del Carmine e i suoi chiostri

Giusto pochi giorni fa Robi Capo, voce e volto della serie fin dal primo episodio (correva l’anno 2017) ha incontrato il sindaco Emilio Del Bono e quest’ultimo ha immortalato il momento con fotografia poi pubblicata sui social e soprattutto didascalia particolarmente significativa: «Robi Capo è davvero una persona brillante e simpatica. Aiuta da anni la nostra terra a raccontarsi con leggerezza e rigore insieme. Fare insieme divulgazione storica è una bella esperienza. Quello che ci unisce è l'amore per Brescia e la sua bellissima provincia».

In arrivo il traguardo della centesima puntata

Il riferimento naturalmente è alla serie «Ch'él chì chèl lé», quasi uno scioglilingua che cita il modo di dire vernacolare da sfoggiare con vaga diffidenza quando non si conosce qualcuno, che dopo cinque anni di onorata e cliccatissima carriera (si parla ormai di milioni di visualizzazioni su Facebook e dintorni) è pronta a tagliare il sospirato traguardo della puntata numero cento. Fedele alla linea tracciata allora fra un Pirlo in via Capriolo e memorie picaresche ambientate all'ombra del Cidneo dallo stesso Robi Capo assieme al regista Enrico Fappani, al suo fianco e altrettanto nell’onda folk fin dal primo giorno, di progetto audiovisivo «che intende evocare storie e spifferi bresciani rischiarati e raccontati quasi teatralmente, attraverso uno sguardo originale sulle curiosità che tanto piacciono ai bresciani ma che spesso i bresciani non si accorgono di avere accanto».

Un entusiasmo crescente, puntata dopo puntata

Detto, fatto. Ma soprattutto girato e pubblicato. Con passione e costanza, senza mai perdere l’entusiasmo, anzi accrescendolo puntata dopo puntata: dalla prima pubblica apparizione scolpita nello storico episodio «Rovetta e la piazza inesistente» fino all’ultimo messo in circolo, il novantanovesimo, dedicato alla chiesa del Carmine e ai suoi chiostri, passando per tutto quello che è successo nel mezzo.

Una miriade di frammenti di miti, tipi e archetipi legati a San Faustino e Giovita, al Castello e ai Màcc de le ure, a radici locali espresse attraverso arte, musica, cinema, teatro, usi, costumi e tradizioni, scandite da esseri mitologici come «Gioàn Carafa», l'ubriacone più barcollante della città, frutto della penna e della fantasia del poeta Riccardo Regosa, o impressi in fatti di cronaca nera come «L'omicidio Balucanti e altre storie nel suo palazzo ora liceo Arnaldo», fin su verso la tomba del cane e la Maddalena che domina la città.

Un nuovo codice espressivo che piace ai nostalgici e ai cybernauti di ultima generazione

Senza dimenticare i tanti e più recenti sconfinamenti in provincia, che hanno visto Capo e Fappani mettere al centro della (video)narrazione di «Ch'él chì chèl lé» altre storie e altri angoli di bellezza, spesso sfuggenti o fuori dalle rotte stereotipate. Così, lungo quella sottile linea biancoblu che divide realtà e leggenda, retaggi storiografici e folkloristiche testimonianze da bar, i due protagonisti del progetto, connessi in totale sintonia e alchimia creativa da storyteller non convenzionali, hanno via via ridefinito un nuovo codice espressivo da propagare in onde social che fatto breccia sia fra gli irriducibili cuori nostalgici, che nell'immaginario digitalizzato dei cybernauti di ultima generazione.

Ogni puntata è un gioiellino

Dicevano allora all’indomani dell’esordio assoluto: «Dopo varie vicissitudini, passati da tv ad altre realtà, abbiamo deciso di aprire lanciare questo progetto perché ogni puntata è un gioiellino e ci pareva brutto che i bresciani non le vedessero. Contiamo sul vostro affetto e le vostre condivisioni. Intanto grazie ancora dell'enorme fiducia che ci state dando, ma sappiate che non ci daremo pace finché il mondo intero non parlerà di Brescia. E chi non mette mi piace...el portóm da ‘l-òm de la Pustèrla’!».

Cento puntate dopo è tutto è cambiato e al tempo stesso tutto è rimasto uguale: «Eccoci qui, siamo ancora noi, sempre noi, in carne ed ossa, un po’ emozionati. La numero 100 uscirà a brevissimo, possibile che c’entrerà la Vittoria Alata, ma non vogliamo spoilerare oltre. Nel mentre, per ingannare l’attesa, passate una buona giornata…W Brescia e W le cose belle!».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA