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«Chi era Facchinetti?» Il viaggio con Giancarlo di amici, allievi e colleghi

di Luigi Fertonani
Andrea Faini ha curato la pubblicazione dedicata al grande compositore bresciano. Quarantaquattro voci diverse raccontano l'artista scomparso 5 anni fa Da Adelaide Baldo a Umberto Benedetti Michelangeli a Oscar Ghiglia
Facchinetti: compositore, direttore d’orchestra e   pianista (1936-2017)Facchinetti scrisse musica sinfonica, opere liriche, «operine» per l’infanzia
Facchinetti: compositore, direttore d’orchestra e pianista (1936-2017)Facchinetti scrisse musica sinfonica, opere liriche, «operine» per l’infanzia
Facchinetti: compositore, direttore d’orchestra e   pianista (1936-2017)Facchinetti scrisse musica sinfonica, opere liriche, «operine» per l’infanzia
Facchinetti: compositore, direttore d’orchestra e pianista (1936-2017)Facchinetti scrisse musica sinfonica, opere liriche, «operine» per l’infanzia

È stata data la massima libertà a chi ha voluto ricordare Giancarlo Facchinetti a cinque anni dalla scomparsa in un libro a quarantaquattro voci, quelle che appunto si susseguono in ordine rigorosamente alfabetico nel volumetto – poco più di cento pagine – edito da Sonitus e intitolato «In viaggio con Giancarlo», a cura di Andrea Faini. Ne risulta una sorta di ampio collage fatto di pensieri e testimonianze che arrivano da tante figure che hanno conosciuto Giancarlo Facchinetti: da vicino, ma non necessariamente. È sfogliando direttamente le pagine di questo collage che si possono cogliere i dettagli: partendo dalla prima testimonianza troviamo Adelaide Baldo che nel giorno del compleanno del maestro gli dedica una poesia. E subito dopo Umberto Benedetti Michelangeli scrive una densa e tenera manciata di righe (Puccini, e forse Giancarlo avrebbero commentato: «La brevità, gran pregio», come nel primo atto della Bohème). E si procede via via alfabeticamente e affettuosamente, come nel ricordo di Francesco Beschi, l’attuale vescovo di Bergamo, che cita qualcuno dei suoi memorabili scherzi o come Silvia Bianchera Bettinelli che racconta la storia di Giancarlo non solo dal punto di vista dell’amicizia ma anche da quello della vita musicale bresciana, costellata dall’attività di maestri come Franco Margola e Luigi Manenti con i quali Facchinetti tenne scambi ovviamente frequenti quanto intensi. E poi personaggi della cultura bresciana che hanno sempre trovato in questo maestro un interlocutore attento e colto, da Tino Bino a Paolo Corsini, e allievi «insospettati» come Fulvio Capra, che con Giancarlo studiò per alcuni anni composizione o Giorgio Gallico che - guidato dal maestro - arrivò fino al diploma in pianoforte.

Non mancano i curatori di anime come don Alberto Donini, che al volume contribuisce con l’omelia letta al funerale del maestro, il 9 giugno del 2017. E l’apprezzamento di Emilio Del Bono, e di musicisti come Giuseppe Laffranchini o il celebre chitarrista Oscar Ghiglia; Gianluca Iadema col suo «Canone enigmatico» prende spunto dal numero 12 – come i semitoni della scala cromatica – per raccontarne lo «spirito seriale». Alfredo Margola, figlio del compositore Franco, racconta lo spirito sempre ottimistico e ironico di Giancarlo, che sapeva trovare anche nelle situazioni meno gradevoli un irresistibile lato comico. Fioriscono naturalmente anche i contributi della figlia di Giancarlo, Anna, e della moglie Ivana Bonera che pure racconta dei suoi scherzi al telefono, nei quali si spacciava, ad esempio, per il maggiordomo di casa. Particolarmente toccanti i ricordi di chi l’ha conosciuto in ospedale, nel reparto oncologico, quando fu capace di portare un po’ di serenità sedendo al pianoforte: sembra di vederlo il suo sorriso, sempre ironico, mai sarcastico, che ci accompagnerà sempre. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA