Die, canzoni d’autore sul lato oscuro delle cose

Diego Seminario in arte Die: cantautore concettuale, ricercatore senza tempo
Diego Seminario in arte Die: cantautore concettuale, ricercatore senza tempo

Cantautore concettuale, ricercatore senza tempo, esploratore dell’umanità e delle anime in essa contenute: così si autodefinisce Diego Seminario, in arte Die, nell’imminenza della pubblicazione del suo nuovo album. Anticipato dal video del singolo «Dove state voi», diretto da Simone Rigamonti, venerdì esce «Ragion per cui», lavoro con il quale il cantautore bresciano riannoda i fili di una carriera partita da un diploma all’accademia di musica moderna di Milano in canto moderno, jazz e blues, passata attraverso l’esperienza in vari gruppi e in una tribute band a Guccini, approdata al debutto sulla lunga distanza nel 2012 con «Niente di speciale» dopo l’approdo come finalista allo storico Botticino Music Festival. Un percorso che, dopo un lungo periodo di silenzio, sembra quasi entrare nel vivo solo ora con questo disco particolarmente ambizioso, arrangiato da Paolo Cavagnini e registrato all’Ottava di Brescia, nel quale Die sembra aver maturato uno stile surreale e sarcastico, in bilico tra canzone d’autore ed echi alt-folk, nel segno di canzoni sul «lato oscuro» delle cose nelle quali il dubbio prevale sulla certezza ed il caos sull’ordine. Questi i sentimenti con i quali Seminario è emerso dall’infinito lockdown di questi ultimi mesi. «L’arte ha navigato per più di un anno tra le intemperie – racconta Die -. Locali chiusi, teatri abbandonati a se stessi, artisti a casa rinchiusi nei propri silenzi… Tanti, nonostante tutto, non hanno mollato e hanno portato avanti le loro idee a testa bassa. Ed allora caro 2021, ecco i frutti per cui abbiamo tanto lavorato: musica, vita, sogni». Tante le collaborazioni che hanno portato alla realizzazione dell’album: da quelle con gli attori Roberto Capo e Giuseppina Turra, cui sono stati affidati i reading di alcuni testi, fino ai musicisti, dal già citato Cavagnini fino ad una bassista di prim’ordine come Paola Zadra, passando per le tastiere di Max Comencini e la batteria di Arki Buelli, Tutto rigorosamente «made in Bs» per un lavoro che indugia spesso sui toni di un’ironia sulfurea, nella convinzione che la risata è una delle più alte forme di resilienza». Ma senza rinunciare ad un’osservazione acuta dell’umanità e dello stato del mondo che ci circonda in questa particolare congiuntura storica. «La mia è una ricerca di confronto e dialogo, a tratti interiore ma principalmente esterno – spiega Die -. In fondo è un percorso collettivo: io sono in funzione delle mie scelte e di chi mi circonda nel viaggio, ragion per cui so dove e con chi voglio stare».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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