È tutto chiuso?
Il teatro resiste

Il  Teatro Sociale di Brescia il 9 settembre scorso con le normative anti-Covid AGENZIA FOTOLIVE/Simone VeneziaIl direttore del Centro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera
Il Teatro Sociale di Brescia il 9 settembre scorso con le normative anti-Covid AGENZIA FOTOLIVE/Simone VeneziaIl direttore del Centro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera

La resistenza del mondo della cultura continua. A seguito del Dpcm del 14 gennaio, una doccia gelata che prolunga la chiusura al pubblico dei luoghi di spettacolo, il Centro Teatrale Bresciano ha ufficializzato la cancellazione delle attività organizzate al Teatro Sociale e al Teatro Mina Mezzadri, fino al 5 marzo. Si tratta dell’ennesimo contraccolpo inferto al mondo del teatro, che di fronte della terza ondata del virus si trova costretto a continuare a tenere spente le luci dei suoi palcoscenici. Non fa eccezione la Stagione del Ctb, che dunque perde una lista di spettacoli molto attesi dal pubblico bresciano, tra i quali «In piena luce», «Caduto fuori dal tempo», «Il giglio», «L’infinito tra parentesi», «I due gemelli veneziani», «Piazza degli eroi», «Circo Kafka», «Uno, nessuno e centomila», «Sulla morte senza esagerare», «La favola del principe Amleto», «Rosencrantz e Guildenstern sono morti» (dal 3 al 5 marzo), oltre alle recite del 4 e 5 marzo di «Happy Next» e le repliche di «La notte dell’innominato» che sarebbero dovute essere in scena fino al 21 gennaio. Per informazioni è possibile contattare la biglietteria del Ctb (0302808600; biglietteria@centroteatralebresciano.it). «QUESTA decisione non ci sorprende, la situazione continua ad essere seria - spiega il direttore del Ctb Gian Mario Bandera -. Questo Dpcm non ci ha trovato impreparati: stiamo continuando il nostro lavoro, con le prove di “Caduto fuori dal tempo” e l’ideazione di nuovi percorsi collaterali sul modello di Resistenze Teatrali. Ci è stata data la possibilità di lavorare alla produzione degli spettacoli, la sfrutteremo per far lavorare le maestranze, gli attori e i registi perché è importante che il teatro non si fermi». Il Ctb, rispetto a molti teatri nazionali, ha una stagione già programmata che guarda con fiducia al 6 marzo. «Nel momento in cui ci daranno la possibilità di riaprire, il Ctb ci sarà. Ci sarà con le proprie produzioni, e poi dovremo verificare se le compagnìe con le quali lavoriamo potranno essere operative. Ci troveremo ad affrontare queste problematiche, perché è tutto interconnesso. Bisognerà rimettere in moto l’intera macchina teatrale nel suo complesso. Nel frattempo, manteniamo attiva la nostra». Nonostante tutto, la filiera del teatro non si arrende. E, anzi, ha un’imperdibile occasione per ripensarsi, di fronte alle grandi sfide che la aspettano. «L’unica certezza che abbiamo è che non stiamo sprecando il tempo. Stiamo immaginando un lavoro legato al mondo della scuola, oltre a nuove progettualità legate a Teatro Aperto. Il 2021 non sarà un anno semplice, avremo il compito di recuperare il nostro pubblico, ripristinare una vicinanza. Ci sarà molto lavoro da fare - prevede il direttore Bandera - e per questo dobbiamo trovare il modo di migliorare anche all’interno di una fase come questa. Come ha detto qualcuno, speriamo di uscire migliori da questa situazione». •

Stefano Malosso