FESTA DE GREGORI 70 VOLTE PRINCIPE

Francesco De Gregori: nato a Roma il 4 aprile del 1950, principe della canzone d’autore fra rock e folk, è uno dei nomi fondamentali della musica popolare italiana da mezzo secolo
Francesco De Gregori: nato a Roma il 4 aprile del 1950, principe della canzone d’autore fra rock e folk, è uno dei nomi fondamentali della musica popolare italiana da mezzo secolo

Un punto di riferimento imprescindibile della canzone d’autore italiana. Un artista che ha saputo mantenersi colto e profondo riuscendo al tempo stesso ad essere accessibile e popolare. Buon compleanno Francesco De Gregori: il 4 aprile, giorno di Pasqua, il Principe compie 70 anni, impegnativo traguardo anagrafico che coincide più o meno con il mezzo secolo di carriera. Era infatti il 1971 quando il cantautore romano ottenne la sua prima audizione con la mitica It di Vincenzo Micocci: un anno dopo il debutto di «Theorius Campus», condiviso con Antonello Venditti, primo passo discografico di un percorso destinato a vertici inarrivabili. In rapida successione arrivano «Alice non lo sa», l’eponimo «Francesco De Gregori», fino alla consacrazione di «Rimmel», 1975: tutt’ora il suo disco più amato in assoluto, celebrato nel 2015 con un grande show celebrativo per il quarantennale all’Arena di Verona al quale partecipò anche Fausto Leali, al quale il Principe recentemente ha più volte «rubato» l’evergreen «A chi» per le sue esibizioni live. Una connection bresciana, non certo l’unica di una storia che ha più volte incrociato i sentieri della Leonessa: memorabile in particolar modo la tappa allo stadio Rigamonti del «Banana Republic Tour» con Lucio Dalla, organizzata dal Cipiesse di Santo Bertocchi il 18 giugno del 1979. «Fu il mio primo grande concerto, ed ancor oggi con 20 mila spettatori paganti resta il record mai superato del Cipiesse – ricorda il promoter di Rezzato -. Il biglietto costava 2500 lire, poco più di un euro, all’epoca le prevendite quasi non esistevano, vendemmo quasi tutti i biglietti alle casse dove avevo schierato un plotone di 20 persone mobilitando tutta la famiglia. Non conto i concerti di De Gregori che ho organizzato da allora, non solo a Brescia ma anche a Cerveno, Verolanuova, tante altre località. Fra noi c’era un bel rapporto: tutti dicevano che era schivo ed intrattabile, io l’ho sempre trovato molto disponibile. Ricordo una sera quando, in viaggio verso Torino per un concerto, mi chiamò a sorpresa dall’autostrada per venire a mangiare una pizza con me. Finimmo al Don Rodriguez, in pieno centro». All’epopea di «Banana Republic» sono legati anche i ricordi di Riccardo Maffoni. «Avevo la cassetta di mio papà, l’ascoltavo sempre in quei pomeriggi dopo la scuola, in particolare ero fissato con Buffalo Bill – racconta il rocker di Orzinuovi -. All’epoca, metà anni ‘80, non sapevo nulla di questo personaggio, destinato a diventare uno dei miei artisti italiani preferiti. Nel corso dei miei live ripropongo spesso Rimmel, e qualche anno fa ho dedicato una intera serata alle sue canzoni in un concerto in Svizzera. Un altro brano che amo è Santa Lucia, mi emoziona sempre come poche altre canzoni riescono a fare». Anche Giovanni Peli, cantautore, poeta e scrittore, riconosce la grandezza di De Gregori. «Ha creato un linguaggio potente perché ha sfacciatamente pervaso di letteratura le sue canzoni, con un ampio registro espressivo fatto di poesia, narrazione e cronaca. La sua voce istintivamente in bilico tra recitato e cantato e in generale il suo sound sono stati, da “A Lupo” del 1974 a “L’aggettivo mitico“ del 2001 contemporaneamente malinconici e rabbiosi, sarcastici e romantici, astratti e concreti. Ha fatto scuola? Si ma non troppo: credo che nonostante l’esubero di cantautori la poesia sia ancora tutta da cantare; e credo che più o meno consapevolmente il pubblico sia alla costante ricerca di poesia, qualcosa di intimo e universale, difficilmente inquadrabile. Ma si sa, il mercato di oggi necessita molto di briglie e caselle…».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi