Il «CANTIERE» DI MONTALBETTI

di Sara Centenari
Il compositore bresciano Mauro Montalbetti ha diretto per il secondo anno il Cantiere internazionale d’arte
Il compositore bresciano Mauro Montalbetti ha diretto per il secondo anno il Cantiere internazionale d’arte
Il compositore bresciano Mauro Montalbetti ha diretto per il secondo anno il Cantiere internazionale d’arte
Il compositore bresciano Mauro Montalbetti ha diretto per il secondo anno il Cantiere internazionale d’arte

Quand’è che la nebulosa piena di fascino di un’utopia si trasforma in realtà? Senz’altro quando dopo quasi mezzo secolo di spettacoli realizzati, pentagrammi riempiti di bellezza, condivisioni diventate amicizia, è possibile dire che non si trattava solo di un’avventura dello spirito. Il Cantiere internazionale d’arte di Montepulciano è stato inventato 47 anni fa da uno dei massimi compositori europei, il tedesco Hans Werner Henze, e questo è stato il secondo anno della direzione artistica firmata da un autore riconosciuto tra i nomi decisivi della scena contemporanea: il bresciano Mauro Montalbetti. Centinaia di artisti italiani e stranieri per decine di proposte di musica da camera e sinfonica, opera, elettronica e poi danza, teatro, arte, incontri. E un numero impressionante - ben quattordici - di nuove partiture commissionate apposta per il «Cantiere», che si è concluso domenica nella cittadina tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia, in piazza Grande, con il concerto dell’Orchestra della Toscana diretta da Marc Niemann e una pianista di straordinaria bravura, la giapponese Mari Kodama. Henze si innamorò del borgo toscano al punto da volerlo trasformare in una continua fucina d’arte e cultura, ribollente tanto di novità di segno contemporaneo quanto di vive e pulsanti riletture di classici, mettendo gli uni accanto agli altri - anzi gli uni in relazione con gli altri - i nomi di artisti celebrati e quelli, in erba, di tanti giovani. Abbiamo parlato di ciò che ha preso forma quest’anno a Montepulciano con il direttore artistico, che ha definito questa realtà un’«oasi di sperimentazione». Musica da camera, cori, sinfonica, moltissimo teatro, danza, incontri sulla figura di Pasolini, eventi site-specific, nuove commissioni, giovani studenti alle prese con partiture nuove: come si riesce a tenere insieme tutto ciò coinvolgendo un pubblico eterogeneo, fatto di ragazzi e di registi, di adulti curiosi ma anche di musicofili? Innanzitutto il cantiere ha nel suo Dna da 47 anni queste possibilità. Era proprio nelle idee del suo fondatore, Hans Werner Henze, l’intenzione di offrire un ampio panorama di arti nello stesso festival, di accostare alla musica il teatro musicale, il teatro-danza, i concerti solistici da camera, quelli degli ensemble e delle orchestre alle le performance di musica elettronica o sperimentale in altra forma. Nel programma che io ho creato per la selezione di questo triennio c'era proprio l'idea di tornare a questa visione, perché si era un po’ smarrita: negli ultimi 10 anni la proposta non era stata così ricca, rispetto a questa concezione. C'erano molti concerti, soprattutto sinfonici, che non sono scomparsi ma sono stati affiancati da rappresentazioni e allestimenti diversi. Ma, al di là del «cartellone», l’aspetto che colpisce è quello della produzione di totali novità... Abbiamo prodotto spettacoli che prima non esistevano: «Rita» dall’opera comica di Donizetti - con la regia del francese Vincent Boussard e la trascrizione per orchestra da camera di Paolo Cognetti - sarà portata anche in trasferta estera. E poi gli spettacoli di danza, le opere contemporanee. Abbiamo reso teatrale dotandolo di una scenografia, ad esempio, un ciclo nato come liederistico, con una regia affidata a Stefania Bonfadelli che ha accettato con entusiasmo la sfida non facile: una composizione di Henze per tenore e strumenti è stata trasformata in un monodramma di teatro musicale. Quest'anno abbiamo affidato 14 commissioni di pezzi nuovi senza distinzioni di stili: non mi interessa l’appartenenza estetica, mi preme, semplicemente, che il pezzo sia bello e il compositore bravo. Ognuno al festival deve ascoltare tanta musica contemporanea diversa: tutti coinvolti. Musica astratta, in certi casi, ma in altri molto più empatica e diretta. Dal punto di vista degli ingaggi, il meccanismo si basa su un concetto esteso di ospitalità e sostegno. Non c’è cachet dunque? Proprio così. Anche se gli artisti non dormono più nelle case dei poliziani come negli anni Settanta, il concetto di «ospitalità totale» in quei giorni è centrale. Chi accetta di far parte del festival è ospite della comunità nel miglior modo possibile. Il vitto e l’alloggio sono offerti, la mensa di Montepulciano è un posto molto vivace: e tutti i personaggi coinvolti vogliono tornare, di solito. Tra i bar, le strade e le piazze le prove poi si sentono un po' dappertutto. E ora coinvolgiamo anche i paesi limitrofi. Come ci si mantiene fedeli all’idea del fondatore di portare grandi professionalità internazionali accanto ad amatori e allievi garantendo una qualità così alta? Credendo nei giovani. L’Orchestra Poliziana raccoglie i migliori studenti dell’Istituto musicale di Montepulciano e i migliori allievi del Conservatorio di Siena, che suonano con professionisti di chiara fama, guidati da un grande direttore. Ho commissionato un lavoro al compositore bresciano Rossano Pinelli, affidandolo all’orchestra del Conservatorio della Svizzera italiana, con una decina di ragazzi dell'Istituto di Montepulciano e un direttore internazionale: un pezzo nuovo, scritto appositamente per giovani. Stupendo vedere come si sono messi a lavorare a questo progetto. E l’impatto del cantiere sulla vita della città ha trasformato un paesino che viveva di olio e vino in un centro culturale. Un centro culturale che ha attirato l’attenzione internazionale degli studiosi... Due università studiano quello che è il più alto tasso di alfabetizzazione musicale in Italia: Montepulciano con le 10 frazioni ha 14mila abitanti. Ebbene gli iscritti al suo istituto musicale sono 600. Cittadini di ogni età, ma il numero di ragazzi è enorme: l’amministrazione compie uno sforzo colossale. Basti pensare che ogni bambino alle elementari riceve un’ora di lezione e di orchestra per strumento ad arco, a settimana. E questo «movimento» attira l’attenzione degli esperti e del pubblico dalla Germania all’Inghilterra, dall’Austria agli Stati Uniti. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA