Il coraggio di Laras alla «Maratona della memoria»

Rav Giuseppe Laras
Rav Giuseppe Laras

Penultimo appuntamento con la «Maratona della memoria», progetto curato dalla fondazione Filosofi lungo l’Oglio con l’obiettivo di «non dimenticare la Shoah». Per l’occasione odierna sarà ricordato, con un intervento tratto dall’archivio della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio, Rav Giuseppe Laras, scomparso nel 2017 e tra i 5 rabbini più influenti al mondo; per oltre 25 anni rabbino capo di Milano, è stato presidente della Fondazione Maimonide nonché figura chiave, nel panorama nazionale, del dialogo ebraico-cristiano, sulla scia della fraterna amicizia e collaborazione con il cardinal Carlo Maria Martini, tessitore instancabile del dialogo ebraico-cristiano e grande interprete della filosofia medievale. «Il comandamento della memoria», titolo dell’intervento on line dalle 10 su You Tube e www.filosofilungologlio.com, partirà dal suo omonimo libro, edito da Mimesis, a cura di Francesca Nodari, per la collana Tempo della Memoria: «Il pubblico potrà assistere a una lezione di altissimo livello in cui con parole di grande umanità Rav Laras trova il coraggio di raccontare la tragedia che ha investito la sua famiglia, condividendo con altri i suoi ricordi più intimi e da maestro si fa testimone…». IL GRANDE rabbino, spiega altresì Nodari nella prefazione al volume, «non esita a definire la Shoah ‘una nebulosa, spessa e profonda, che non si lascia penetrare’. Ma questo non ci deve esimere dallo stare desti, dall’alimentare quella memoria – in special modo nel tempo attuale che è ormai l’era della postmemoria – che rischia non solo di essere intaccata dall’oblio, ma addirittura di essere messa in discussione da ripetuti rigurgiti di antisemitismo e da pericolose nostalgie che colorano di tinte fosche il nostro presente. A poco più di ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali, soffia ancora forte il vento del negazionismo, si assiste ad un preoccupante risveglio di ‘sentimenti elementari’ che non possono lasciarci come degli spettatori passivi». Triplice è dunque «imperativo» a cui siamo chiamati: ricordare, trasmettere, educare. «Bisognerà continuare a parlare di quello che è successo, tuttavia, chiarisce Laras, l’obiettivo fondamentale non dovrà essere unicamente quello di consegnare ai posteri questa memoria, bensì di trasmettere un atteggiamento di netto rifiuto della violenza e dell’intolleranza talché esso possa diventare parte integrante del patrimonio etico-culturale delle donne e degli uomini di domani. Questo è l’obiettivo della conservazione della memoria, una memoria dinamica che costruisca e non si pianga addosso». •

Elia Zupelli