«Industrialissasiù», svolta all’alba del Novecento

Un operaio al lavoro
Un operaio al lavoro

Il ’900, cioè il nuovo secolo, s’era aperto con mille promesse sul piano del lavoro grazie a una industrializzazione che nel Nord del Paese aveva visto sorgere nuove imprese. E se in Piemonte primeggiava una Fiat capace di dare lavoro a migliaia di operai, anche grazie al suo indotto, in Lombardia, la situazione era altrettanto rosea. Alle fabbriche della cintura milanese si univano infatti quelle delle altre provincie, a cominciare da quella bresciana. Anche nel nostro territorio cominciò quindi a prendere piede un’inedita parola che compariva sui giornali, sui volantini, sui comunicati sindacali: industrializzazione. Una parola che trovò subito il suo corrispettivo dialettale in «industrialissasiù». Un nuovo conio lessicale che di bocca in bocca avrebbe attraversato le diverse realtà manufatturiere sparse ormai in tutto il Bresciano. Dal censimento del febbraio 1901 risulta che l’industria bresciana conta 944 imprese metallurgiche, 47 imprese chimiche, 427 molitorie (lavorazione dei cereali), 31 cartarie, 168 che lavorano materiali da cava, 797 il legno, mentre 1168 sono le imprese alimentari, 323 le conciarie, 86 le edili, 44 le poligrafiche, 420 le tessili. Altre e diversificate attività portano Brescia e provincia a un totale di 4189 imprese che occupano 51.700 addetti per una popolazione complessiva di 610.000 persone. In ben oltre mezzo milione di famiglie entra dunque quella nuova parola: industrialissasiù, che nella fattispecie traduce un nuovo mondo, un miglioramento sostanziale nella vita quotidiana dei bresciani. All’alba del nuovo secolo il dialetto bresciano coniava quindi un nuovo vocabolo: una parola che da quel momento in avanti sarebbe stata protagonista, nel bene e nel male.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA