Inverardi, l’informale che ci interroga

L’artista con Roberto Bianchi e l’assessore Roberta Morelli
L’artista con Roberto Bianchi e l’assessore Roberta Morelli
L’artista con Roberto Bianchi e l’assessore Roberta Morelli
L’artista con Roberto Bianchi e l’assessore Roberta Morelli

C’è tempo fino a domenica 5 giugno per visitare la mostra di Mario Inverardi dal titolo «Suggestioni informali», allestita alla «Sala centro» di via Moretto 2/B (angolo corso Martiri della Libertà). Una serie di tele che, secondo Roberto Bianchi curatore della mostra, «ci raccontano di una realtà apparentemente disordinata nella quale, tuttavia, come un sapiente alchimista, l’artista riesce a individuare i codici di una comunicazione emozionante che, proprio mediante le emozioni e le suggestioni provocate nel fruitore, riesce a sviluppare una forma concreta e istintuale di comunicazione pura, tutta visiva, del tutto afona in quanto a suono, ma così vigorosa in quanto a poetica». Inverardi è definito «un artista complesso, multiforme, costantemente alla ricerca di nuove espressioni, nuovi materiali, nuovi colori (...) come un moderno Diogene, alla ricerca dell’uomo. Di quest’uomo moderno così spesso complesso e vago, avviluppato su se stesso, in cerca di aria e cielo. Mario Inverardi è pittore, scultore, orafo, ma in ogni suo gioiello si incontra una scultura e in ogni scultura sfumature e velature proprie della tela in un rincorrersi e incontrarsi». La mostra alla «Sala centro» rispecchia appieno questa descrizione e chi la osserverà, suggerisce il curatore, dovrà «lasciarsi andare, non opporre resistenze all'azione dei cromatismi arditi, di certa matericità che aggiunge la terza dimensione, quella della profondità, alle superfici urlanti che rinnegano il vincolo di ascisse e ordinate. Bisognerà perciò arrendersi di fronte all'inspiegabile, subendone il fascino e assaporandone il gusto». Sarà sufficiente «accogliere», è dunque l’invito accorato di Bianchi, «senza appellarsi alla parte razionale di sé, le architetture funamboliche che ci sorprenderanno in molteplici maniere. Esse non forniscono risposte, ma ci suggeriscono domande trasformandoci così in viandanti meravigliati e straniati, ma non mai del tutto disorientati, perché pur senza una bussola saremo ancora capaci, grazie ad una memoria atavica, di leggere le stelle - conclude il curatore -. Si potrà così rilevare, raccogliendosi in un silenzio rispettoso e attento, persino il movimento sulla superficie dell'opera, il fluire delle tracce di esistenze naturali e magiche». Il sito dell’artista in cui trovare ulteriori spunti, riflessioni e immagini è www.marioinverardi.com.•. Ir.Pa. © RIPRODUZIONE RISERVATA