Katuscia Franzoni: «Il mio girotondo con lo spettro»

La copertina del volume firmato dall’autrice calcinatese
La copertina del volume firmato dall’autrice calcinatese

È una vita di tranquilla disperazione quella che si legge nel libro autobiografico della calcinatese Katuscia (sic) Franzoni «Girotondo con lo spettro» (42 pagine, 10 euro). La donna - 43 anni, un lavoro da impiegata al Comune di Desenzano del Garda e un matrimonio felice con l’amato Mario - vede il mondo cadergli addosso alla nascita del primogenito Pietro, che scopre gradualmente essere affetto dai disturbi dello spettro autistico. Lo spettro che da quando è entrato in casa sua le fa una ingombrante, sgradita compagnia, le cui tappe sono narrate con ironia e disincanto: «Scrivo per liberare quello che ho dentro e darmi la forza di andare avanti». «PIETRO - ANNOTA - a due anni si comportava come se fosse un supereroe: continuava a correre a briglia sciolta, non ascoltava i comandi e non riusciva a stare nei posti pubblici senza combinare guai seri. Una volta al parco si spogliò senza motivo, un’altra in un ipermercato lo vidi prendere velocissimo un lampadario sferico che andò in mille pezzi perché Pietro l’aveva gettato dalle scale come un’enorme palla, un’altra ancora saltò nella lavatrice chiudendosi dentro. Mi sentivo in un incubo, non riuscivo a gestire la situazione». Poi le cure amorevoli dei sanitari: un pediatra attento, un neuropsicologo meticoloso, una psicomotricista che strappa progressi giorno per giorno, uno su tutti la conquista della posizione eretta. E la scuola, con la fatica dell’articolazione del linguaggio. «Oggi - racconta l’autrice - mio figlio è un ragazzo di dodici anni, il suo lessico è povero rispetto all’età e riesce a farsi capire con enunciati minimi. Gli piacciono i puzzle e tutto ciò che è elettronico: televisione, tablet e cellulare». Prima della quarantena Pietro inizia a suonare la chitarra e prova ad andare a cavallo, due esperienze che spera di riprendere presto. Il sogno di questo dodicenne dal fisico scultoreo? «Da grande vuole fare il regista ed è appassionato di YouTube. Con la sua telecamera registra video e li ripropone, creando storie nuove e facendo parlare i personaggi con la sua voce. È il suo potenziale, da spronare. Mi ha insegnato più lui che mille persone messe insieme. Mi ha fatto vedere il mondo da un’altra prospettiva, mi ha insegnato a reagire dandomi la forza di rialzarmi nei momenti più neri. Lo spettro non mi fa più paura». •

F.MAR.