«L’è stat contagiàt»: dal virus, non dal vaccino...

Open day per il vaccino a Brescia
Open day per il vaccino a Brescia
Open day per il vaccino a Brescia
Open day per il vaccino a Brescia

«Contagio» è parola che corre ormai di bocca in bocca a qualsiasi latitudine lessicale che, nella fattispecie bresciana, non trova specifica traslazione, se non in una misura che non si discosta significativamente dalla sua pronuncia italiana. «L’è stat contagiàt» può esserne un esempio. La parola «contagio» deriva da «contagium», der. di «contingere» (toccare, essere a contatto, contaminare», comp. di con+tangere «toccare»), a significare la trasmissione di una malattia infettiva dalla persona malata ad una sana, sia direttamente sia mediante materiali o mezzi inquinati (aria, acqua, alimenti, escrezioni...), oppure attraverso insetti o animali trasmettitori dei microrganismi infettivi: ad esempio, il contagio del tifo, della peste, del colera… e del Covid. Covid che continua a correre con una pandemia anche per colpa di scriteriati che identificano il nemico nel vaccino anziché nel virus. Insomma, come se la colpa fosse del termometro, non della febbre. Un mondo alla rovescia di cui è stata forse consentita eccessivamente la sua rappresentazione, tanto da far crescere esponenzialmente il cosiddetto mondo no-vax. Un mondo che ha aiutato il virus a ripresentarsi con tutta la sua forza, come dimostrano i dati sconfortanti relativi al territorio bresciano (che ha già pagato grande pegno al virus…). Fra il 15 e il 21 novembre si sono registrati nuovi contagi in una misura che se non inverte la tendenza ci condurrebbe a un Natale nuovamente mortificato e mortificante soprattutto per quei comparti commerciali che puntano parecchio su dicembre. Forse è il caso di smettere di invitare nei vari talk scriteriati poi percepiti quasi contassero come chi si affida alla scienza – l’unico rimedio conosciuto – per contrastare il virus.