«L’UMANITÀ? UN DETTAGLIO»

di Stefano Malosso
«La terra dopo di noi», con gli scatti di Frans Lanting, è stata al centro dell’incontro online organizzato dall’Università della Montagna di EdoloTelmo Pievani: 50 anni, insegna filosofia delle scienze biologiche a Padova
«La terra dopo di noi», con gli scatti di Frans Lanting, è stata al centro dell’incontro online organizzato dall’Università della Montagna di EdoloTelmo Pievani: 50 anni, insegna filosofia delle scienze biologiche a Padova
«La terra dopo di noi», con gli scatti di Frans Lanting, è stata al centro dell’incontro online organizzato dall’Università della Montagna di EdoloTelmo Pievani: 50 anni, insegna filosofia delle scienze biologiche a Padova
«La terra dopo di noi», con gli scatti di Frans Lanting, è stata al centro dell’incontro online organizzato dall’Università della Montagna di EdoloTelmo Pievani: 50 anni, insegna filosofia delle scienze biologiche a Padova

L’essere umano è solo un piccolo dettaglio nel complesso meccanismo del cosmo. La natura lo ospita e lo sopporta, lo osserva finanche, silenziosamente, partecipando alle sue fortune e ai suoi incidenti, come quello che in questi mesi sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di milioni di individui. Ma cosa ne sarebbe del pianeta, senza l’essere umano? Attorno a questo quesito ruota il volume «La terra dopo di noi» (Contrasto), nel quale le riflessioni del filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani trovano un dialogo con gli scatti di Frans Lanting, un’indagine sugli angoli selvaggi e rigogliosi del pianeta Terra, che è stata al centro dell’incontro online organizzato nei giorni scorsi da UniMont, l’Università della Montagna di Edolo, all’interno della rassegna culturale «Racconta la montagna». «La terra dopo di noi» diventa la suggestione sulla quale si fonda la riflessione di Pievani. «È una provocazione: utilizzare i dati della scienza per capire cosa succederebbe da domani mattina se sparissero tutti gli esseri umani - racconta il filosofo -. Non è uno scenario catastrofico, ma un esperimento mentale, il tentativo di far capire che il mondo andrebbe avanti benissimo senza di noi, la biodiversità tornerebbe a rifiorire, e dunque abbiamo avuto una preziosa occasione a essere qui, su un pianeta meraviglioso che stiamo depredando». In questo scenario, l’uomo diventa un elemento secondario. «Che non siamo indispensabili per il pianeta è un dato di fatto, che però non deve portarci allo sconforto. Al contrario, questa evidenza ci suggerisce umiltà e responsabilità, per fare in modo che la storia umana prosegua e le prossime generazioni non debbano pagare un prezzo troppo caro per i nostri errori». Errori che, nei mesi della pandemia, sembrano tornare in primo piano, quasi un segnale lanciato all’umanità. «In realtà, la natura non manda segnali, perché non è una persona: siamo noi che ci stiamo facendo del male da soli. La pandemia è un altro capitolo della crisi ambientale, i virus non vengono dal nulla. Già a causa delle nostre caratteristiche sociali e demografiche, noi siamo un ospite perfetto per i virus. Se poi deforestiamo, perturbiamo gli ecosistemi di questi animali, li cacciamo e commerciamo illegalmente, aumentiamo il rischio di pandemie». Eppure, tra le pagine del libro, attraverso scatti di Lanting emerge una natura trionfante. «Ho scelto quelle fotografie per l’assenza totale di esseri umani. Su Nature è uscito un dato impressionante: nel 2020 il peso complessivo degli oggetti umani ha superato la biomassa terrestre, cioè il peso totale degli esseri viventi che abitano il pianeta. Le cose umane, dal cemento alla plastica, hanno invaso ogni ambiente e schiacciano la natura». Al centro della ripartenza del sistema sarà un nuovo patto tra l’ambiente e la specie umana. «È un rapporto possibile, ma devono cambiare sia i comportamenti quotidiani sia i modelli di sviluppo e di consumo. La transizione ecologica può diventare una grande occasione di rinascita. Per avere successo in questa impresa dobbiamo investire nella conoscenza. Finora non l’abbiamo fatto, in particolare in Italia, ed è un delitto perché la scienza italiana è fortissima».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA