La soluzione finale Alle radici storiche dell’antisemitismo

Affrontare la Giornata della Memoria evitando di cadere in vuoti ritualismi, inutili enfatizzazioni o stolide banalizzazioni è possibile se si approfondiscono le motivazioni storiche del clima che condusse a perpetrare nel cuore del nostro continente il tragico genocidio chiamato Shoah. FRA I MAGGIORI studiosi italiani del nefasto fenomeno dell'antisemitismo c'è lo storico bresciano Francesco Germinario - professore all’Istituto statale Abba in città, ricercatore alla Fondazione Micheletti e membro del Comitato scientifico della Casa della Memoria - che recentemente ha dedicato al tema ben tre volumi. Due sono usciti per le edizioni Asterios - «Dalla razza biologica alla razza culturale. L'antisemitismo contemporaneo» (48 pagine, 3,90 euro) e «Una cultura della catastrofe. Materiali per un'interpretazione dell'antisemitismo» (448 pagine, 39 euro) - e l'altro è un libello delle edizioni Una città, «L'antisemitismo come teoria politica rivoluzionaria» (62 pagine, 4 euro). CONSIDERATO da Germinario un vero e proprio universo ideologico, l'antisemitismo è «costituito da una visione della storia, individuabile nel cospirazionismo, ossia nella convinzione che gli ebrei agiscano dietro le quinte di tutte le vicende storiche, specialmente di quelle vissute come catastrofiche (crisi economiche, guerre ecc...)». Inoltre questa corrente di pensiero si fonda su «un giudizio storico sulla società borghese liberale, considerata quale epoca dell'ebreizzazione del mondo» e si propone come «una soluzione alla contemporaneità, con relativa individuazione dei soggetti storico-politici che si dovrebbero fare carico della costruzione di un nuovo sistema sociale». PER LO STUDIOSO bresciano «alla data del 1933, con la nomina di Hitler a Cancelliere del Reich, era stato già detto tutto sull'ebreo, almeno per quanto riguardava il ricco elenco di stereotipi, sia per quanto riguardava la convinzione, di provenienza cospirazionista, che l'ebreo fosse padrone della Storia e che agisse dietro le quinte di questa». Tutte tematiche già accuratamente indagate dallo stesso Germinario nel saggio «Argomenti per lo sterminio» (398 pagine, 32 euro), uscito per Einaudi nel 2011. «Al contrario degli altri universi ideologici rivoluzionari, dal marxismo all'anarchismo, caratterizzati da un ottimismo storicistico risultato dalla convinzione che la Storia lavori a loro vantaggio - secondo lui -, il senso di timore e di angoscia dell'antisemitismo si traduce nel sospetto che, probabilmente, il potere conseguito dall'ebraismo sia così diffuso che una reazione degli ariani e dei non-ebrei in genere sia destinata al fallimento; è la rivolta dei disperati: ci si ribella quando il potere dell'ebraismo è già ampiamente consolidato». «Insomma - osserva ancora Germinario -, considerata la potenza economica e politica conseguita dall'ebraismo, si rendeva necessario impegnare tutte le risorse possibili per lo sterminio, fornendo a quest'ultimo un ritmo molto veloce, tale da non permettere eventuali reazioni da parte dell'ebraismo». Il risultato di tale percorso di radicalizzazione portò alla soluzione finale e agli orrori della Shoah. Che oggi più che mai meritano di essere capiti, inquadrati e non dimenticati. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Flavio Marcolini