Quel proiettile non può essere caduto dal cielo

di Mimmo Colombo
La cover del libro di Connelly
La cover del libro di Connelly
La cover del libro di Connelly
La cover del libro di Connelly

Ancora una volta Michael Connelly con il suo recentissimo thriller Le ore più buie (Piemme, 19,90 euro) balza in testa alle classifiche del New York Times e, come sempre, a quelle del nostro Paese. Del resto l'autore americano, che vanta trentasei romanzi usciti in quaranta nazioni con oltre ottanta milioni di copie vendute, gode di una lunga frequentazione e di rapporti straordinari con l'Italia: non a caso ha partecipato più volte al Festival della Letteratura di Mantova, a quello internazionale di Roma, ha vinto il Raymond Chandler Award a Courmayeur ed è stato ripetutamente ospite dei nostri più importanti talk show. Il nuovo lavoro si presenta strutturalmente, e in molti aspetti del plot, come duplice. Innanzitutto, vede la coesistenza investigativa di due personaggi raramente attivi insieme: il mitico Hieronymus «Harry» Bosch, ex detective del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, in seguito investigatore privato dopo essere stato costretto alle dimissioni per la sua eccessiva integrità (ben noto anche come protagonista della serie televisiva su Amazon Prime) e Renee Ballard, agente assegnata all’ultimo spettacolo (il turno centrale notturno) della Divisione Hollywood come punizione per aver portato alla luce uno dei tanti mali del Dipartimento di Polizia, quello delle molestie sessuali. Buona amica di Bosch, instancabile lavoratrice e fantastica surfista. Ma è duplice anche l’indagine. Siamo nella serata di Capodanno 2020 e nella città degli angeli è il caos: una coppia di stupratori seriali a piede libero, “gli Uomini della Mezzanotte”, da settimane terrorizza le donne della città. Allo stesso tempo nel sud locale i festeggiamenti per il nuovo anno portano con sé pallottole sparate in aria da tutte le varie gang come un sacchetto di popcorn nel microonde. Ballard viene però subito chiamata sulla scena del primo crimine dell’anno: un uomo è stato colpito alla testa da un proiettile, ma capisce subito che quella morte non è piovuta dal cielo. Le indagini fanno riaffiorare un caso irrisolto di cui si era occupato molti anni prima proprio Bosch e così i due si ritrovano a collaborare per scoprire la verità. Ma anche, allo stesso tempo, a cercare di anticipare nelle ore più buie gli indisturbati violentatori per salvare la prossima vittima. Ma la duplicità si esprime anche nella contemporaneità storica del racconto, fra lo svilupparsi incontrollato della pandemia, fra mascherine e no vax (spesso i più poveri) e le violenze che, dopo il 2013, continuano a ondate deflagranti a riperpetuarsi soprattutto fra polizia e militanti del movimento Black Lives Matter. E qui Connelly, coerentemente, da liberal dichiarato ma anche da vero legalitario, esprime la sua vicinanza alle rivendicazioni nere ma allo stesso tempo descrive con disappunto l’interno delle forze del Dipartimento di sicurezza di Hollywood. E spiega così come i poliziotti pensino solo a non farsi troppo male, alla pensione, addirittura a prendersi ancora deplorevolmente qualche mazzetta, ma non tentino mai di comprendere una realtà sociale esterna che sta cambiando e si limitino a viverla in maniera svogliata se non ostile. Nel lavoro c’è però anche qualcosa di meravigliosamente unitario, pur nella sua straordinaria diversità di componenti ed è la città di Los Angeles. Un luogo mitico e reale, e qui concordo assolutamente con Connelly, dove «l’unico vero modo per conoscerla davvero è percorrere il Sunset Boulevard dall’inizio alla fine. Lì scopri le sue culture e le sue glorie, così come le sue crepe e i suoi fallimenti. La strada a quattro corsie attraversa quartieri poveri e ricchi, campi di senzatetto, passando per le istituzioni iconiche del divertimento e della cultura e mille luoghi religiosi diversi. Attraversa cento città, eppure una sola». Ricordo bene la mia prima volta, nel 1986: partendo da Chavez Avenue, attraverso Chinatown, Echo Park, Silver Lake e Los Feliz, poi a ovest ad attraversare Hollywood, Beverly Hills, le Palisades per arrivare, infine, all’Oceano Pacifico. E su tutto il romanzo una scrittura rapida, secca, corta, forgiata anche dalla sua storia giovanile di giornalista investigativo e dallo studio accurato di autori come Raymond Chandler e Raymond Carver. Certamente non una banale crime story…•.