«Quelli che hanno paura»: vivere e soffrire in Siria

di Betty Zanotelli

Lacerante, strisciante, ininterrotta. È la paura, furia devastatrice che annichilisce. Come definirla: stato d’animo, ossessione, modus vivendi? Sicuramente è una forza che assume differenti connotati, dall’ansia al tormento al panico. Tutte sfumature, queste, che provano i protagonisti - un uomo e una donna che vivono a Damasco, già di per sé elemento di sofferenza - di «Quelli che hanno paura» (Baldini&Castoldi, pp. 221, 19 euro), della siriana Dima Wannous (scrive, tra l’altro, per il Washington Post) alla seconda prova dopo «Nubi nere su Damasco», pubblicato in Germania. Significativo è anche il luogo dove quest’uomo - Nessim medico e scrittore sotto pseudonimo e questa donna Suleyma, una giovane che ha perso il padre, vittima del regime che ha fatto sparire anche il fratello Fu’ad e che vive con la madre - si incontrano: nello studio di uno psicologo. Sin dall’inizio si intuisce che si è di fronte a un romanzo fatto di interiorità, di riflessioni, dove esistono sì i fatti con le loro conseguenze ma essi sono sempre subordinati alle sensazioni che i vari personaggi vivono. Il libro è strutturato in tre parti, ciascuna delle quali è espressa in prima persona: c’è innanzitutto Suleyma che racconta di sé, dei primi approcci, nello studio dello psicologo, che Nessim in modo goffo tenta con lei finendo per instaurare una relazione inevitabilmente tormentata. Ci sono poi i manoscritti di Nessim, le bozze, si potrebbero definire, di un nuovo romanzo, incompleto, che l’uomo invia alla ragazza e di cui è protagonista una giovane, Salma, che presenta sconcertanti analogie con Suleyma stessa. Ci sono, infine, i quaderni di Nessim, una sorta di complemento/completamento dei suoi manoscritti. Ecco, allora, che progressivamente si sviluppano due diversi piani narrativi accomunati dalla descrizione di un popolo, quello siriano, oppresso, devastato, rassegnato. Suleyma e Nessim, che pure ha subito gravi perdite sotto i bombardamenti della sua città natale, vivono attanagliati dalla paura. Così, lui emigra in Germania pur mantenendo un contatto con lei, che invece si divide tra Damasco e Beirut cercando un modo per sopravvivere a un’esistenza che, a soli 30 anni, è già così travagliata. Suleyma entra in possesso delle chiavi dell’alloggio di Nessim e si trova di fronte a imprevedibili rivelazioni, di cui la più inquietante è una serie di necrologi, compreso quello dedicato a lei, di persone viventi. I dubbi che la turbano sempre di più la spingono a cercare di scoprire chi si cela dietro l’identità di Salma, la ragazza che come lei vive in una condizione di timore esistenziale. Per questo si reca a Beirut dove la giovane abita, la contatta, si accordano per incontrarsi, la intravvede nel locale dove si sono date appuntamento ma… Conoscerla forse la aiuterebbe a voltare pagina, a prendere coscienza che è possibile vivere in un altro modo, se lo si desidera veramente. Può anche capitare, però, che paradossalmente la paura diventi in qualche modo una sorta di aggancio alla vita, quasi un porto sicuro, di cui si conoscono modalità e tempi. Descrittivo, privo di dialoghi, dominato da una cifra stilistica a tratti ripiegata su se stessa, «Quelli che hanno paura» è un romanzo intimista che racconta il dramma che sta vivendo oggi la Siria lacerata dalla guerra. •