Riello, arte a penna Bic Quotidiano «miracoloso»

Un’opera  di Antonio Riello
Un’opera di Antonio Riello
Un’opera  di Antonio Riello
Un’opera di Antonio Riello

Teologie, apparizioni, epifanie, misteri, devozioni, forse miracoli. Anche rinascite, riletture e risurrezioni: «Sono vivo per miracolo #2» è la mostra di Antonio Riello che inaugura alle 18 (artista presente) alla galleria Kanalidarte di via Alberto Mario. Al centro del percorso una serie di nuove opere dello stesso Riello (1958), disegnate negli ultimi due anni con la biro blu (Crystal Bic), che raccontano «i turbamenti e le ansie di un tempo straordinario e banale al tempo stesso». Disegni ossessivi e visionari realizzati talvolta con la collaborazione di un artista-eremita: Gabriele Bonato. Tra i soggetti l'interno della casa nell'era della pandemia, una minuziosa enciclopedia visiva di oggetti domestici...La cucina, prima di tutto e soprattutto, ma anche il soggiorno, il garage, le camere da letto e le bottiglie di alcolici in sottofondo, inquietanti e rassicuranti. «Non solo un complesso ed esaustivo repertorio maniacale. Anche un segno liquido e fluttuante», osserva Afra Canali. «Gli oggetti vibrano e ballano negli spazi (reali o immaginari) come particelle quantiche in campi di forza elettromagnetici. Forse si stanno rapidamente materializzando». O forse stanno lentamente «evaporando, trasformando la materia in qualche forma di energia. Ritratti di fenomeni di fisica quantistica? Ibridi di risonanza? Non il segno preciso della matita appunto, piuttosto la corsa quasi selvatica (e difficilmente domabile) della sfera che corre, rimbalza e scappa. Quasi scrittura automatica, quasi action-painting. Di sicuro l'immagine eterea di qualcosa che sfugge e non è perfettamente controllabile». Carta e penna biro sono complici: una scelta non solo stilistica, ma anche politica, «in quanto materiali che inquinano davvero molto poco, giacché non è momento di fare arte non-sostenibile che consumi energia elettrica per esistere» aggiunge Afra Canali. In mostra anche un lavoro a pavimento. Opera calpestabile: grande zerbino tondo, realizzata in un contesto di riutilizzo e rigenerazione di materiali di risulta: fibre di cocco da zerbini usati e polvere di caucciù riciclata da copertoni di auto usate. Ovvero la traduzione in termini artistici tardo-moderni del celebre «Scudo di Achille», riassunto visivo di una civiltà e delle proprie iconografie. Vernissage alle 18; mostra fino al 17 settembre da lunedì a venerdì dalle 14 alle 18.30 (www.kanalidarte.com). •. E.Zup.