Riva e De André «Amici fragili» che emozionano

Federico Buffa: storyteller
Federico Buffa: storyteller
Federico Buffa: storyteller
Federico Buffa: storyteller

All’ombra della «Lanterna» si consuma l’incontro tra due eroi popolari, due antidivi. Così lontani dallo stereotipo della celebrità, da brillare come due leggende. È la notte tra il 14 e il 15 settembre del 1969 e, con 53 anni «di ritardo», Federico Buffa con «Amici fragili» porta a teatro, con una veste intima, l’unico incontro tra Luigi Riva e Fabrizio De André. L’uno poeta del pallone, l’altro delle parole, vicini per quell’approccio al mondo così sofferente reso in modo superbo dallo spettacolo di Buffa, andato in scena al Gran Teatro Morato. Nell’arte, il totale è più della somma delle singole parti: la sceneggiatura ampia, articolata e malinconica, co-scritta da Buffa e da Marco Caronna, le musiche rese in modo essenziale dalla chitarra e dalla voce dello stesso Caronna e dal pianoforte di Alessandro Nidi, la scenografia pulita e a tinte rossoblù incorniciano l’impatto di Buffa, che arriva dritto e forte come il mancino di Riva o un verso di De André. I tratti comuni ai due eroi popolani partono dalla semplicità del rossoblù, genoano sfegatato Faber, bandiera del Cagliari Riva, come se servisse ricordarlo, e arrivano a sfumare in una profonda nostalgia che diventa il leit-motiv dello spettacolo; da una parte c’è il calciatore che ha lasciato la sua Leggiuno per emigrare in Sardegna, ai tempi e, forse ancora oggi, un mondo a sé, con un bagaglio enorme di malinconia per il padre scomparso e la madre che vive di stenti. È questo il più grande rimpianto di «Rombo di tuono», il fuoriclasse, il fenomeno che si arricchisce, ma che si dispera di non poter godere le gioie del successo con mamma e papà. Dall’altra c’è il poeta di pari malinconia, che mette per iscritto queste emozioni dopo aver perso l’amato Tenco in «Preghiera in gennaio», solo una tra le tante perle che Riva impone ai compagni in pullman durante le trasferte. È talmente vicino agli ultimi, De André, che empatizza e quasi giustifica gli 11 rapitori che per 4 mesi tengono segregati lui e Dori Ghezzi, proprio nella terra di Riva, ma dando loro del «lei» e chiamando la Ghezzi «signora». Formalismi che precedono 11 lettere di scuse arrivate dopo la liberazione. Dell’incontro tra Riva e De André si sa poco o nulla, se non che iniziò con 2 ore di silenzio, parecchi bicchieri di whisky e una densa nube di fumo che permette a Buffa di ricamare una trama di pensieri e parole che si articola tra epoche e luoghi diversi, dalla Genova portuale fino alla Sardegna e all’animo selvaggio che racchiude. «Amici fragili» non è una storia di successi, bensì di mancanze, di sottrazioni alla vita e di una gloria che mai portò una pace interiore ai due protagonisti. La forza di Buffa sta nel lasciarsi trasportare da queste debolezze, con 2 ore di spettacolo che vengono trascinate via, verso l’orizzonte, da «Fiume Sand Creek».•. Vincenzo Spinoso