SEVERGNINI IL VIAGGIATORE

di Elia Zupelli
Beppe Severgnini:  a lui è affidato il gran finale della rassegna
Beppe Severgnini: a lui è affidato il gran finale della rassegna
Beppe Severgnini:  a lui è affidato il gran finale della rassegna
Beppe Severgnini: a lui è affidato il gran finale della rassegna

Rush finale, ultima sgambata culturale per percorrere fino in fondo «Il sentiero invisibile», prima edizione di un festival nato attorno alla necessità «di un pensiero comune, un dialogo collettivo e partecipato, capace di creare una possibilità di cammino laddove ancora non esiste». Nella convinzione che «camminare insieme diventa allora una nuova possibilità di ricostruzione della nostra idea di comunità umana; quella capacità, oggi più che mai necessaria, di ridefinire insieme quali modelli di abitabilità vogliamo per il nostro pianeta, quali valori da condividere, quale visione da abbracciare lungo i varchi che scopriamo insieme, giorno dopo giorno». Nato sotto il segno di questa capacità di immaginazione, di desiderio e di sogno condiviso, il festival diretto da Stefano Malosso - gratificato da notevoli riscontri di pubblico fin dalla prima sera, con 1300 spettatori per Paolo Crepet - vivrà oggi l’ultimo atto ospitando, come al solito al Palasport di Ponte di Legno, Beppe Severgnini: «Come organizzare un viaggio disastroso e poi pentirsene a lungo», il titolo del suo intervento. Cremasco, classe 1956, Severgnini - che alla meticolosa osservazione dei connazionali ha dedicato la carriera, come giornalista e parallelamente come scrittore e saggista – si spingerà oltre: «A me non interessano solo i viaggi: mi interessano soprattutto i viaggiatori», osserva. «Dopo 40 anni di esplorazioni – professionali, personali, familiari – ho visitato circa 100 Paesi nel mondo, vissuto in 6; ho attraversato l’Italia in lungo e in largo, con ogni mezzo di trasporto. Mi sono convinto che esistono dieci regole d’oro e altrettanti errori da non fare (per una vacanza in montagna o per il giro del mondo, stessa cosa). Esamineremo le prime e ci soffermeremo sui secondi: che possono essere istruttivi, quando non diventano catastrofici». Giacché, sostiene, in particolare nel caso si verifichi la prima ipotesi «viaggiare vuol dire allungarsi la vita, riempiendo il passato di ricordi e il futuro di progetti… È un atto di umiltà: chi è convinto di sapere tutto, preferisce non muoversi da casa». Esploratore eclettico, dalla carta stampata alla dimensione catodica passando per le strade del mondo, teorizzatore della cultura «come strumento di consapevolezza», Beppe Severgnini salirà sul palco alle 21: l’appuntamento è a ingresso libero fino a esaurimento posti (www.prolocopontedilegno.it, 331 7148895), l’orizzonte tutto da scoprire, cavalcando l’ebbrezza dell’ignoto. Perché, come ribadisce il manifesto del progetto, «quando i percorsi conosciuti si fanno impervi e inospitali, quando sembrano non portare più a uno sbocco ma sembrano piuttosto dei tracciati vuoti, è necessario ripensare il senso del camminare, immaginando un sentiero invisibile, una nuova via possibile». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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