Tra i filari della Pusterla fioriscono gli ombrelloni

Una distesa di ombrelloni a rievocare l’Italia del Boom FOTOLIVE«La Plage» resterà visibile tra il verde fino al 21 ottobre FOTOLIVEL’installazione dell’artista Pascale Marthine Tayou tra i filari del vigneto Pusterla FOTOLIVE/Davide BrunoriLa vittima: Riccardo LonghiL’intervento dei Vigili del fuoco sulla A4: incendiate sette autovettureA Calcinato tragedia sfiorata
Una distesa di ombrelloni a rievocare l’Italia del Boom FOTOLIVE«La Plage» resterà visibile tra il verde fino al 21 ottobre FOTOLIVEL’installazione dell’artista Pascale Marthine Tayou tra i filari del vigneto Pusterla FOTOLIVE/Davide BrunoriLa vittima: Riccardo LonghiL’intervento dei Vigili del fuoco sulla A4: incendiate sette autovettureA Calcinato tragedia sfiorata

Svettano così: coloratissimi in mezzo al verde monocromatico della distesa di foglie, impertinenti e al tempo stesso discreti, chiusi; legati con grandi nastri altrettanto variopinti, simbolo di energia e gioia infantile, nell’attesa di una nuova stagione. Decontestualizzati dalla loro dimensione convenzionale-balneare, gli ombrelloni evocano «La Plage» («La spiaggia», questo l’enigmatico e al contempo emblematico titolo dell’installazione) tra i filari della vigna urbana più grande d’Europa, vigna Capretti, ora divenuto Vigneto Pusterla di Monte Rossa, dove sarà possibile ammirarli dal 21 giugno, solstizio d’estate, al 21 ottobre, nel cuore della città, con sguardi rapaci anche da Via Pusterla e ovviamente dal Castello. Realizzato grazie alla collaborazione di Bellearti, associazione bresciana che riunisce operatori e appassionati d’arte con l’obiettivo di «ideare e curare progetti, eventi e mostre negli spazi cittadini, coinvolgendo personalità del mondo della cultura internazionale per creare circuiti di contatti e scambi d’eccezione nel mondo della creatività contemporanea», l’immaginifico progetto di land art è frutto delle visioni di Pascale Marthine Tayou, uno degli artisti africani più quotati sul mercato dell’arte contemporanea, «alchimista che vuole fondere e farci confondere, amalgamando in continuazione differenti tematiche e i materiali, mescolando con eleganza intrigante e poetica le sue origini africane con la cultura europea per aprire ai nostri sensi nuove prospettive di percezione». Al centro della sua ricerca, vibrano infatti temi universali quali la migrazione, la parità del genere, l’identità e le origini, la storia coloniale e le ferite che questa ha lasciato nella memoria individuale e collettiva, sulle cose del mondo che ci circondano e che hanno bisogno della nostra attenzione. Imponente per dimensioni, lieve nel linguaggio ma incredibilmente profonda nel messaggio, quest’opera non fa eccezione e apre spiragli di luce su un futuro possibile. «Il mondo intero si porta addosso da più di un anno una misteriosa e sinistra tortura, dramma invisibile che non risparmia nessuno, di cui Brescia è divenuta simbolo», osserva l’artista, classe 1966, originario del Camerun, alla ribalta internazionale già dall’inizio degli anni ’90, poi consacrata da Documenta a Kassel alla Biennale Arte di Venezia, alla quale ha partecipato in due occasioni, lasciando il segno. «Una fioritura di ombrelloni piantati nel vigneto, come un sogno a colori, ci invita alla tavola della felicità. Progetto e simbolo della rinascita: il ricordo che mi auguro di tenere per sempre dell’Italia, quasi un pixel della gigantesca fotografia della mia gioia di vivere all’italiana». Tayou, le cui opere si trovano in importanti collezioni di musei e private, associa questa idea di rinascita post-pandemica alla ripresa dell’Italia dopo la fine della Seconda guerra mondiale, attraverso una delle immagini forti e simboliche del Boom economico: le grandi spiagge affollate, appunto. Metafora di un’Italia che recuperava un’economia florida, un benessere che aveva perduto e forse mai avuto.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli

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