Una luce differente grazie allo sguardo di Paola Baratto

La copertina del libro di Paola Baratto
La copertina del libro di Paola Baratto
La copertina del libro di Paola Baratto
La copertina del libro di Paola Baratto

Tre luminosi racconti. Un’abile narrazione. Il nuovo libro della scrittrice bresciana Paola Baratto accende «Una luce differente» (Manni editore, 94 pagine, 13 euro) su singolari figure femminili, diverse ma uguali nella ricerca della propria verità. Vittoria, da anni assente, torna nella città d’origine per l’improvvisa morte del padre, uomo saldo e austero, distante da quella «vocazione alla leggerezza» che la figlia coltiva con «rigorosa convinzione». Metter mano alla casa e alle cose paterne è per lei un tuffo nell’alto mare dei ricordi tra emozioni confuse e inquietanti perché. E il «Bar dell’alba» è una darsena, la sosta giusta per «ripescare qualcosa di sommerso» e non detto che possa aiutare a spiegare l’inspiegabile. Riscoprendo segreti percorsi inattesi dentro quel gioco dell’oca che a volte è la vita. La sorte, le scelte, la libertà (di gesti e di sguardo) ardua meta sempre; o forse nuovo inizio, con la complicità dell’alba... Anche Lidia ama «l’incanto di quell’ora sospesa»; le prime luci, lassù, nell’antico borgo ligure sopra il mare. Un attimo, felice, di oblio; una zona franca dai quotidiani compiti e doveri; dagli ordini e capricci del grande Maestro, che calpesta e offende e neppure lo sa. Lassù Livia è sola con se stessa, con il mare e il suo amore per la scrittura, fervida passione, assiduo impegno nascosto: incompreso e ora negato. Che fare? Opporre alla resa la sfida di un ritrovato coraggio? E c’è Gemma, una «giovanotta» di vent’anni; «malata di casa», si trova a vivere la curiosa avventura di abitare - come ospite, e zelante custode - la casa-museo d’un letterato ottocentesco; vetusta dimora di provincia tutta ticchettii e scricchiolii, col giardino, le rondini e le visite, anche guidate. Odiose alcune. Altre gradite: ecco le due «ragazze» che portano qui i loro freschi novant’anni non per «passare il tempo, ma per dargli un senso»; o Maria Liberta, la defunta figlia del poeta risorgimentale, Fantasma con cui dialogare. Presenze vive; speciali piccole epifanie che la «luce differente» di Paola Baratto inventa e svela.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA