Untold Stories, la forza dei racconti di vita

In corso Garibaldi, con la collaborazione della Galleria Image Academy, un percorso espositivo di grande intensità
In corso Garibaldi, con la collaborazione della Galleria Image Academy, un percorso espositivo di grande intensità
In corso Garibaldi, con la collaborazione della Galleria Image Academy, un percorso espositivo di grande intensità
In corso Garibaldi, con la collaborazione della Galleria Image Academy, un percorso espositivo di grande intensità

Sguardi dal mondo, scatti vibranti, zoom millimetrico su «racconti di vita e di coraggio, che mostrano il dolore ma anche la necessità di mantenere la fiducia verso il futuro, nonostante i disastri e le tragedie della guerra, che costringono migliaia di famiglie a lasciare le loro case e a cercare rifugio altrove». Attorno a questo tema nevralgico il fotografo giordano Muhammed Muheisen, due volte vincitore del premio Pulitzer, ha dato forma alle sue «Untold stories», titolo della mostra che si è chiusa ieri (sua prima in Italia, inserita nel Festival della Pace), curata dall’Associazione di promozione sociale «Miso» e allestita al civico 16 di corso Garibaldi, in città, grazie anche alla collaborazione con la Galleria Image Academy di Brescia. Un percorso espositivo senza filtro e di grande intensità, capace di scavare un segno profondo nel solco della verità, attraverso occhi innocenti e strade perdute che aspettano d’essere ritrovate… Animato da quella stessa volontà di guardare ad un futuro migliore, nonostante i drammi che li attanagliano, nonostante tutto. I protagonisti principali delle riflessioni di Muhesein (classe 1981), infatti, sono i bambini: nati e cresciuti senza la possibilità di sfuggire al conflitto, si ritrovano privati di molti diritti fondamentali; una casa, un’educazione, la spensieratezza dell’infanzia… Nonostante questo crescono e guardano al futuro. Ad un mondo che possono - vorrebbero, proveranno a - cambiare. Il fotografo giordano – che dal 2001 documenta le conseguenze dei conflitti mediorientali, ponendosi come tramite fra le vittime e il resto del mondo - lavora inoltre per portare all’attenzione internazionale la situazione dei tanti minori costretti a fuggire per allontanarsi dai conflitti, da soli: parallelamente al fondamentale lavoro di documentazione, nel 2015 ha fondato «Everyday Refugees Foundation», un’associazione che ha l’obiettivo di documentare, educare e aiutare i rifugiati e le popolazioni devastate da conflitti, povertà, discriminazioni e disastri naturali. I suoi scatti si soffermano dunque sulle drammatiche situazioni rappresentate, ma al contempo aprono spiragli e suscitano interrogativi legati alla figura del fotografo e al ruolo della fotografia. La cui efficacia sta nel raccontare le «storie non dette», «vite ed eventi che, senza una testimonianza, rimarrebbero sconosciuti». Contestualmente, nel percorso espositivo, accanto alle fotografie di Muheisen hanno trovato spazio anche quelle realizzate dai due vincitori del concorso fotografico indetto per l’occasione, selezionate da una giuria presieduta dallo stesso Muheisen.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA