Velázquez a Brescia L’incontro con Ceruti è un dialogo per l’arte

«Il pranzo», prestito dell’Ermitage di San Pietroburgo alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia per la mostra «Velázquez per Ceruti»Lavandaia, opera di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto
«Il pranzo», prestito dell’Ermitage di San Pietroburgo alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia per la mostra «Velázquez per Ceruti»Lavandaia, opera di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto
«Il pranzo», prestito dell’Ermitage di San Pietroburgo alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia per la mostra «Velázquez per Ceruti»Lavandaia, opera di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto
«Il pranzo», prestito dell’Ermitage di San Pietroburgo alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia per la mostra «Velázquez per Ceruti»Lavandaia, opera di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto

Stefano Karadjov con metafora rock’n’roll: «È un po’ come se i Rolling Stones facessero da opening band ai Måneskin», le parole del direttore di Brescia Musei. Alla stregua d’un Jagger ante litteram, Velázquez aprirà la strada e getterà le basi per uno stile da cui quasi cent’anni più tardi prenderà le mosse Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto. Il «palco», nel frangente, non è il Roxy di Los Angeles bensì la Pinacoteca Tosio Martinengo, che da oggi al 27 febbraio ospiterà «Velázquez per Ceruti», un doppio appuntamento «che grazie a un virtuoso scambio tra istituzioni offre in Italia l’opportunità di indagare un rapporto tra due artisti distanti nel tempo e nello spazio ma vicini nella pittura della realtà e, in Russia, di scoprire uno degli artisti italiani che più ha saputo tradurre in arte la verità quotidiana». Traiettorie incrociate per un dialogo che proprio alla Pinacoteca Tosio Martinengo porta in mostra, per la prima volta in Italia, «Il pranzo» del già citato Velázquez (1599-1660), prestito proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo, a stimolare un incontro ravvicinato con le opere del grande maestro milanese bresciano d’adozione (1698-1767). Il capolavoro dell’artista spagnolo - 1617 circa: una scena di taverna in cui tre uomini di età diverse condividono un magro pasto intorno a un tavolo, con un atteggiamento grottesco - è esposto accanto ad altri capolavori - 6 le opere - della produzione pauperistica di Ceruti, il cui presupposto è da riconoscere nel naturalismo seicentesco europeo che ebbe in Velázquez uno dei protagonisti. La cura del progetto, promosso da Comune e Fondazione Brescia Musei e presentato ieri, con cameo in sala dell’artista dissidente cinese Badiucao, è affidata a Guillaume Kientz, direttore di Hispanic Society Museum & Library di New York; contestualmente, grazie al prestito di Pinacoteca, all’Ermitage dal 2 dicembre al 23 gennaio saranno esposti Lavandaia e Filatrice di Ceruti (curatela di Svyatoslav Savvateev). L’operazione di «diplomazia culturale» è un’ideale anteprima della grande mostra su Ceruti «pittore europeo» nel 2023.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli