Venturini, la poesia ha metafore lucide e immagini semplici

Maria Teresa Venturini
Maria Teresa Venturini

La botanica della vita, di fiorite e sfiorite. Sullo stimma del poetare venturiniano, così è; «Come rosa emergi» effonde concretissime opulenze olf-affettive, dedicate dall'autrice - bresciana, classe '64, prolifica e premiata versificatrice - alla figlia Veronica. La colta avviene «nel giardino di un’umanità/ che va inaridendosi», in cento liriche di media ampiezza e di larghissimo respiro. Sulle spine e nelle nervature del proprio sentire, botta il canto più tangibile tra le raccolte di Venturini. Se i temi danzano e s'affrontano privi di linearità, lo stile resta cheto, uguale a sé stesso: intimista, parlato, teso alle immagini (semplici) e alle metafore (lucide). Nondimeno gronda ovunque l'attaccamento alla terra, provenienza e semovenza, ammirato con occhi grati; la realtà naturale investe, permea («alberi addobbati da cinguettii soffusi/ nella campagna che s’oscura,/ pare un salutarsi»), con le stagioni trasuda («Sotto i miei piedi l’estate/ nel mais tagliato/ nel giallo secco che scricchiola/ nella terra pronta a riposare»); non esiste linea di confine tra ricordo e humus («ma i miei occhi ancora là/ nel paesaggio proiettato oltre i vetri/ nei campanili custodi di poche case»), ci si accoltella contenti con rami, riflessi, retrovie («dentro un film,/ tutto è fermo,/ strade desolate»). Poi, di colpo, lo splendido setoso sparo: «Le cicale/ violini dell’estate». RIME idratanti raccontano mare e montagna, concerti e camminate. I «volti stesi» che il poeta incontra lavorando, nel sociale, tornano uguali a lenzuoli affrescati, dipinti da voci familiari («vorrei invecchiare come te»). Qui, il senso del tempo naufraga dentro tazze di ricordi presenti («Siamo come il giorno e la notte/ ma all’alba ed al tramonto c’incontriamo sempre»), vasche-rimpianto («temevo un rimprovero/ ricevo parole pesanti d'affetto»), oceani sintomatici («pure a me mancava l’aria/ non respiravo i fatti»). La «follia curativa» soccorre sotto le vesti delle amiche, del pianto che «tonifica il cuore», sparviera e incurante dell'«obesità della fiducia». Venturini conosce la sensibilità e la vive alla stregua di una croce deliziosa, discutendo ininterrottamente l'autostima. I fatti, i fattacci dell'oggi («effetto strano/ sollievo/ l’indossare scarpe, giubbino/ ed uscire») tuttavia rafforzano un'identità esasperatamente emotiva, dando ragione al continuo appassionarsi - all'altro, al cielo, a mani aperte. •

Alessandra Tonizzo