L'Assemblea

Confindustria Brescia: la sfida sostenibile «con l’innovazione»

Gussalli Beretta: «Possiamo sfruttare i fondi meglio di altri territori. Dalla Cittadella al 2023: ecco come progettiamo un grande rilancio». Marco Capitanio, presidente della Piccola industria, fissa i punti fermi per il rilancio: clienti e capitale umano
La sede di  Confindustria Brescia in via Cefalonia
La sede di Confindustria Brescia in via Cefalonia
La sede di  Confindustria Brescia in via Cefalonia
La sede di Confindustria Brescia in via Cefalonia

Ora Confindustria Brescia alza la voce: «Brescia è stata sottovalutata dal Sistema Italia: ci sono centri d'eccellenza nati in molte città d'Italia, ma data la forza industriale del nostro territorio non capiamo perché non possa accadere anche qui. I fondi del Pnrr devono arrivare anche a Brescia, qui saranno meglio sfruttati rispetto ad altri territori». È la sfida lanciata dal leader dell'associazione bresciana, Franco Gussalli Beretta, nel corso della presentazione dell'assemblea privata che ieri ha riunito il Consiglio di presidenza e gli associati alla Tenuta Acquaviva di Travagliato: un'occasione per tracciare il bilancio del primo anno di attività del Consiglio in carica e per rimarcare le sfide del futuro. Tra queste, i fondi del Pnrr a cui Brescia ambisce per dar vita alla «Cittadella dell'innovazione sostenibile», il progetto principe del territorio nell'ambito del Piano: «In passato, dalla volontà degli imprenditori qualcosa è nato, come testimonia il Csmt, ma non deve essere sempre così – ha proseguito Gussalli Beretta -. Si dà per scontato che gli imprenditori bresciani riescano sempre a camminare con le proprie gambe: ma abbiamo dimostrato progettualità, il territorio saprà gestire al meglio quei fondi. Accedere al Pnrr è difficilissimo, ma necessario per portare le nostre aziende nel futuro».

Sul tema energetico, Gussalli Beretta ha a auspicato un Piano energetico nazionale e uno snellimento burocratico sugli impianti rinnovabili, senza tralasciare l'importanza del gas «da estrarre anche dall'Adriatico», mentre Astori ha annunciato progetti per aumentare l'autonomia energetica in provincia. Capitolo importante per il 2023 sarà «Brescia e Bergamo Capitale della cultura»: Paolo Streparava è il delegato di Confindustria sul tema. «Ho già incontrato Castelletti per un primo briefing, c'è un progetto per promuovere la cultura d'impresa. Ci sono già molte interlocuzioni e una miriade di progetti». Centrale sarà il rapporto con Bergamo, «territoriale con cui abbiamo ottime relazioni: è stato così con il presidente Stefano Scaglia, sarà così anche con Giovanna Ricuperati», ha sottolineato Gussalli Beretta.

Marco Capitanio, presidente della Piccola industria, ha lanciato il messaggio relativo all'importanza del capitale umano da mettere al centro per far crescere anche le piccole aziende. Ha inoltre ricordato l'azione della Piccola nel corso degli ultimi dodici mesi, in cui «abbiamo cercato di coinvolgere i territori con progetti trasversali: strumenti come Pmi Academy, progetti sulla sostenibilità, mentre la prossima settimana partirà il percorso sul Metaverso, che coinvolgerà la Piccola, InnexHub e il Terziario. Per noi è importante stare insieme e fare squadra: dobbiamo riscoprire il senso di appartenenza a Confindustria, Brescia ci è sempre stata e chiede di essere partner dell'azione a livello nazionale». Giovanni Baroni, presidente nazionale della Piccola industria, ha rimarcato come sia «fondamentale riportare l'impresa al centro, certi dibattiti come hanno respiro corto se non accompagnati da un processo di crescita».

Ma la «festa» è stata introdotta da un confronto sull'attualità, condotto da Robert Wescott, che ha affiancato il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton al Consiglio economico nazionale della Casa Bianca. L'economista ha parlato del Covid, della guerra in Ucraina e dei rischi di inflazione globale che attanagliano il mondo in questi mesi. «La strategia «zero contagi» della Cina presenta dei rischi e a questo si accompagna la crisi immobiliare: la supply chain globale rischia una crisi più forte che nel 2020-21 – ha affermato Wescott -. Ma ci sono altri segnali di allarme: il prezzo del petrolio, vicino ai valori dei primi anni Ottanta e del post 2008, che portarono alla recessione; un'inflazione che negli Usa ha raggiunto l'8,6%; la crescita dei tassi di interesse decisa dalla Fed, insufficiente per combattere l'inflazione».