Lucaffè, la capsula
eco-friendly
lancia la sfida biodegradabile

Gian Luca Venturelli è alla guida della Lucaffè di Carpenedolo
Gian Luca Venturelli è alla guida della Lucaffè di Carpenedolo
Gian Luca Venturelli è alla guida della Lucaffè di Carpenedolo
Gian Luca Venturelli è alla guida della Lucaffè di Carpenedolo

Lucaffè approda sul mercato delle capsule: da sempre specialista bresciano del caffè in cialda, l’azienda di Carpenedolo, guidata da Gian Luca Venturelli, ha deciso ora di entrare anche nel più promettente segmento di mercato casalingo lanciando un prodotto particolarmente innovativo ed eco-friendly. BIODEGRADABILE, compostabile, smaltibile nell’umido, venduta in barattolo di acciaio per preservare freschezza e qualità del prodotto: queste le caratteristiche della capsula «made in Venturelli», progetto che ha comportato un investimento di 1 milione di euro concentrato in modo particolare sull’acquisto di una macchina all’avanguardia che garantisce minor residui di ossigeno nel confezionamento e maggior costanza nel peso di ogni porzione. «Non abbiamo mai voluto entrare in questo settore perché da sempre siamo contrari all’uso di plastica e alluminio con cui viene prodotta la stragrande maggioranza delle capsule - racconta Gian Luca Venturelli -. Le alternative biodegradabili testate negli anni non ci davano garanzie sufficienti. Poi finalmente abbiamo trovato questo prodotto realizzato con un derivato della canna da zucchero, l’unico in commercio con doppia certificazione biodegradabile e compostabile, quindi tranquillamente smaltibile con gli scarti organici di casa: abbiamo deciso di lasciare la capsula al suo colore naturale, senza colorarla, sigillandola con una carta protettiva, sempre biodegradabile, che consente di impacchettare immediatamente il caffè fresco appena macinato, cosa non possibile con l’alluminio perché il gas prodotto crea una pressione che farebbe scoppiare la capsula. Mentre la carta filtrante consente al gas di uscire e di sprigionare gli aromi del caffè al chiuso della latta di acciaio nella quale al momento siamo gli unici a confezionare questo tipo di prodotto». Proprio questa è l’altra grande novità firmata dalla società di Carpenedolo. «L’obiettivo è quello di diventare l’azienda del caffè in barattolo, nel quale già abbiamo spostato anche parte della produzione di caffè macinato o in grani - precisa Venturelli -. Non solo perché l’acciaio è il secondo materiale più riciclabile dopo il vetro, ma perché questo materiale protegge molto più dei sacchetti, sia dalla luce che dall’ossigeno». Lo standard scelto per la capsula è Nespresso. «Ormai un must a livello mondiale - sottolinea Venturelli -: avremo una sola referenza, miscela gourmet pura Arabica, puntiamo a grande distribuzione organizzata e al canale domestico, considerando che otto caffè su dieci si bevono in casa, forse ormai anche nove considerate le nuove restrizioni collegate all’emergenza Covid. La strada obbligata per crescere è tentare di recuperare quello che si è perso nel canale Horeca». IL LOCKDOWN della scorsa primavera, prevede Venturelli, peserà sul volume d’affari con una contrazione nell’ordine del 10-12% rispetto a un fatturato 2019 che si è attestato a 8,9 milioni di euro, cui si aggiungono i 3 milioni di euro de La Piccola, l’azienda gemella che produce macchine artigianali da caffè: «Non ancora per capsule, ma ci stiamo lavorando», anticipa Venturelli. Il business viene realizzato per il 98% all’estero: la tipologia in grani vale il 60% dei volumi. «Il restante 40% è rappresentato dalle cialde, che vorremmo rilanciare puntando anche in questo caso sul confezionamento in barattolo per eliminare le bustine in triplice accoppiato alluminio-plastica, packaging che dal 2025 sarà fuorilegge - conclude Venturelli -. Anche in questo caso un risparmio per l’ambiente e maggiori garanzie di qualità e freschezza per la ristorazione che, per altro, con le macchine a cialde può tagliare fino al 70% i consumi di energia rispetto a quelle tradizionali». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi

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