LEGGE DI BILANCIO

Basta sprechi la via di Draghi

Dopo un lungo tira e molla, Draghi ha respinto il solito attacco alle casse dello Stato che i partiti usano fare nella discussione sulla legge di bilancio. Dopo un ennesimo vertice tra i partiti di governo, si è deciso di apportare alcune modifiche minime al testo della legge di bilancio varato più di due settimane fa, ed anzi si è fatto qualche ulteriore, anche se piccolo, passo avanti nella direzione di contenere le spese pubbliche inutili o gli sprechi, per potenziare le spese utili, come ad esempio le politiche attive del lavoro. Se da un lato è stata confermata per il sistema pensionistico la cosiddetta opzione donna, dall’altro sono stati introdotti controlli severi sul Reddito di cittadinanza, si è mantenuto il tetto Isee per il super bonus sulle villette, e si è definitivamente cassato il cash back nonostante la strenua difesa del capo dei 5 Stelle, Conte. «Dobbiamo dimostrare», ha detto Draghi al vertice, «che siamo in grado di utilizzare bene i soldi pubblici, altrimenti faremmo crollare la fiducia nei confronti dello Stato da parte dei tanti cittadini onesti che pagano le tasse». Draghi nel partecipare ad una cerimonia per l’apertura dell’archivio di Ugo La Malfa, ha ricordato il coraggio del politico che nel dopoguerra ebbe la determinazione per aprire le frontiere del Paese al libero commercio nonostante l’opposizione compatta di sindacati e industriali. Ed ebbe ragione dato che su quella base si costruì il boom economico negli Anni ‘50. Poi La Malfa si trovò di fronte ad un problema analogo a quello che oggi deve fronteggiare il presidente del Consiglio Draghi: la crescita è al momento robusta ma se non sapremo utilizzarla per fare le riforme e per migliorare le infrastrutture del Paese, non riusciremo a consolidare per un lungo periodo di tempo un buon ritmo di aumento del Pil . E per farlo occorre un governo capace di utilizzare le risorse finanziarie per fare investimenti e non per distribuire regali a pioggia.Il capo del governo tenta di fare proprio questo. Cerca di ridurre per quanto possibile gli sprechi, e preme per accelerare gli investimenti , puntando in primo luogo a quelli finanziati dall'Europa che devono però rispettare precise scadenze sia per l'esecuzione delle opere, sia per la messa in funzione delle riforme promesse. Negli ultimi giorni si sono levate parecchie voci preoccupate circa i ritardi con cui si fanno le gare per gli appalti e per l'attuazione delle riforme. Si teme che proseguendo con questo ritmo non avremo la seconda tranche dei denari di Bruxelles, prevista per fine anno. Il ministro dell'economia Daniele Franco, partecipando martedì all'Ecofin di Bruxelles ha voluto rassicurare i partners europei dicendo che l'Italia rispetterà il cromo programma concordato, e che tutti stanno lavorando intensamente a questo scopo. «Sul Mes siamo impegnati affinchè la ratifica abbia luogo nei tempo programmati».Alla fin fine se si mettono in ordine tutte le tessere del mosaico viene fuori con chiarezza il senso della politica di Draghi. Utilizzare al meglio i denari europei e quelli del bilancio italiano per fare quei cambiamenti che consentirebbero all'Italia di crescere quanto, se non di più, degli altri Paesi europei. Dobbiamo rimettere al centro della nostra politica la «crescita» dopo che per almeno trent'anni abbiamo pensato ad altro con il risultato di azzerare lo sviluppo e con esso non far progredire redditi dei lavoratori (rimasti uguali , se non decrescenti), e penalizzare giovani e donne condannati a rimanere disoccupati, o peggio sottoccupati, per tutta la vita. Negli Anni '60 la modernizzazione del Paese tentata da La Malfa non è riuscita, tanto che nei decenni successivi abbiamo avuto un blocco dello sviluppo. Ora sembra che la comunità nazionale sia più matura, che abbia fatto tesoro delle esperienze e delle delusioni del passato, e voglia provare a dare al governo guidato da Draghi il tempo necessario per cambiare verso alla dinamica del nostro Paese e puntare nuovamente verso la crescita..

Ernesto Auci

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