Chiarezza nei numeri ai bresciani è dovuta

Le date vanno tenute a mente, come pure le parole. Il 15 febbraio viene aperto il portale per le prenotazioni per i vaccini agli over 80: qualche complicazione iniziale, poi la procedura parte. E il 18 le prime dosi ai nostri anziani vengono somministrate. Subito però iniziano i guai: si apre anche alla fascia 60-79 anni in 8 comuni al confine con la provincia di Bergamo, poi si cambia ancora strategia e si annuncia (il 23 febbraio) che il vaccino sarà somministrato in via prioritaria ai 103 comuni bresciani maggiormente colpiti dalla terza ondata. Questo però non accade, intanto prenotazioni e iniezioni marciano a rilento mentre Letizia Moratti annuncia: «Entro giugno una dose per tutti i lombardi» (5 marzo). La stessa Moratti il 7 marzo dice che «il sistema di prenotazione entro dieci giorni passerà da Aria e Poste Italiane», poi Guido Bertolaso in occasione del sopralluogo alla Fiera di Brescia rilancia: «Tutti i bresciani vaccinati entro luglio». È il 17 marzo, e passa poi un altro week-end di caos con Aria, ora giubilata da Fontana. Un percorso a dir poco tortuoso che fa salire la rabbia dei bresciani ai quali una cosa però a questo punto è dovuta: la pubblicazione quotidiana di un report nel quale vengano indicati per ogni centro vaccinale tutti i numeri delle dosi di anti-Covid somministrate, divise per fasce d’età e categoria. I bresciani peraltro si sono anche sentiti dire in queste settimane come l’organizzazione della campagna in Lombardia vada «presa a modello»: bene, lo si dimostri pubblicando questi dati.

Mario Mattei