Dal mare arriva un avviso all'Ue

L'operazione di polizia che ha condotto, su richiesta del governo tunisino, all'arresto di uno dei presunti responsabili della strage del Bardo di Tunisi non è sfuggita a forzature e strumentalizzazioni. Le une e le altre, da qualunque parte provengano, finiscono apparentemente per semplificare problemi che tutto sono tranne che semplici. Problemi, teniamolo bene a mente, con i quali l'Italia e l'Europa dovranno confrontarsi molto a lungo. L'arresto di ieri pur avendo contorni ancora non chiari ripropone il rischio, peraltro ben presente alle forze dell'ordine e all'intelligence, di infiltrazioni terroristiche nei barconi dei disperati in fuga da guerre e fame. Disperati, appunto, che nessun blocco navale potrà mai fermare, un esodo biblico che nessun Paese può pensare di fronteggiare da solo.
L'Italia in questi anni s'è guadagnata il rispetto e l'ammirazione dei partner europei, due cose, si sa, che non costano niente. Quando si tratta di metter mano al portafogli le cose cambiano: i ragionieri di Bruxelles giocano con le parole, diventano sfuggenti. Quando in ballo non ci sono deficit e pareggi di bilancio, ma la vita di chi si aggrappa solo alla speranza, rigore e senso del dovere spariscono e resta soltanto una dissennata indifferenza. Il bilancio del pressing italiano per presidiare la frontiera d'Europa senza trasformarla in indifendibile fortezza è allo stato ancora negativo. E l'estenuante ricerca di un compromesso, in particolare sulle quote di accoglienza dei migranti, si sta rivelando per quello che è davvero: il tentativo di lasciarci da soli. Accampare rischi di potenziali danni collaterali di azioni contro gli scafisti si scontra con l'evidenza di un mare, il Mediterraneo, che da culla di civiltà si va trasformando in cimitero.
Nemmeno il pericolo di un terrorismo a un passo dal trasformarsi in Stato sovrano è in grado di far uscire l'Europa dall'inerzia oggettivamente complice di fronte a quella che finora era «solo» un'emergenza umanitaria. È tempo di alzare i toni, a Bruxelles come all'Onu. Di soluzioni alternative non ce ne sono, perché sicurezza soprattutto dentro casa e rispetto per la vita non sono antitetiche: ci sono risorse e forze per misurarsi con un'emergenza con la quale fa i conti il nostro stesso stile di vita. L'Italia, cui tocca un ruolo da protagonista, dovrà dimostrare di esserne all'altezza, preservando questa pagina di storia dalle miserie di una cronaca fatta di polemiche e risse parlamentari. Non ci sono e non ci saranno vincitori o vinti, bisognerà lavorare insieme alla comunità internazionale. Insieme, cominciando da casa nostra.

GINO CAVALLO