GUERRA / 1

Energia e mercati la lezione per tutti

di Franco A. Grassini

Da molti anni, in sostanza dalle guerre balcaniche degli Anni ’90, non eravamo più abituati a preoccuparci di guerre, dato che le stesse avvenivano in zone piuttosto lontane e senza sensibili ed evidenti effetti per noi europei. Quella attuale in Ucraina ha conseguenze politiche ed economiche che invece già ben percepiamo e che con ogni probabilità, incideranno profondamente sul futuro. Un primo evidente danno sono le difficoltà ad approvvigionarci di gas, essenziale per la produzione di energia elettrica. Un fattore, quindi, che tocca tutti. Forse ancora più grave è la ripartenza dell'inflazione provocata dal rilevante aumento non solo del menzionato gas, ma da improvvisi e repentini incrementi di oltre il 10% del prezzo del grano e di altri cereali, di cui l'Ucraina è uno dei maggiori produttori.Quasi superfluo rammentare che è storicamente provato che sono i più poveri, le classi meno abbienti, i soggetti più fragili, a pagarne maggiori e più evidenti e immediate conseguenze. L'Italia nell'ultimo anno aveva importato dalla Russia beni per 14 miliardi ed esportato per 12. Anche se si sta cercando di continuare ad acquistare metano da altri produttori e anche se, certamente, il sistema economico interno troverà nuovi equilibri generali come ha sempre fatto, molte singole aziende ne risentiranno in maniera molto pesante. Poiché è saggio tentare di ridurre i danni degli eventi che la storia ci impone, vale la pena di considerare quali lezioni si possono trarre dalla guerra ucraina. Per le imprese è chiaro che devono in futuro evitare di concentrare le proprie vendite e i propri acquisti in un solo Paese, come purtroppo non poche di quelle medio-piccole da anni stanno facendo. Tanto più se questo (si pensi alla Cina, ma non è un caso unico) non è democratico né equilibrato nel commercio internazionale. Queste politiche, da realizzare con scelte dirette e incentivi, dovrebbero essere adottate dagli Stati che chiaramente non possono farlo da soli in un panorama sempre più globale, dove le dimensioni e la massa critica sono sempre più determinanti. E ogni scelta va operata, per altro, con una prospettiva di medio-lungo periodo, evitando il mordi-e-fuggi.L'Unione europea, che già ha mostrato, in occasione della crisi generata dal Covid-19, di saper avviare politiche decisamente innovative e unitarie, può avere un ruolo fondamentale anche in questo campo, nonostante le perduranti resistenze dei vari movimenti populisti. In questi primi giorni di crisi legata all'invasione ucraina da parte russa, Bruxelles ha emesso segnali di compattezza. In sostanza, la guerra scatenata da Putin, oltre a confermare i pericoli che tutte le dittature, spesso formalmente non tali, comportano, può dar luogo a lezioni che, se ben comprese, possono diventare opportunità per costruire al meglio il nostro futuro.