RIGORE E RIFORME

FMI e conti: il richiamo che pesa sui partiti

di Francesco Morosini

La visione del Fondo monetario internazionale sul futuro dell’economia rischia d’avere il sapore amaro per i leader politici che si apprestano alla campagna elettorale sulla battigia. Il World Economic Outlook appena pubblicato dal Fmi punta al ribasso di tutte le stime di crescita, salvo quelle dell’inflazione. Un parere rafforzato proprio ieri dal Fmi in riferimento specifico al Belpaese: “L’economia italiana si è ripresa in modo forte dal Covid» ma ora si trova ad «affrontare nuove grandi sfide – viene sottolineato, aggiungendo che assicurare in questa fase “un’adeguata fornitura di energia è una priorità”, in maniera da rinvigorire il trend di crescita che è elemento essenziale per rafforzare i conti pubblici”. Il Fmi plaude all’impegno per il Pnrr e “raccomanda” di continuare sulla strada delle riforme per “aumentare la produttività, gli investimenti e il potenziale di crescita, ma anche per accelerare la transizione verde”. Tutte responsabilità pesanti per chi aspira a sostituire Draghi alla guida del governo. La Federal Reserve degli Usa è in linea, pronta a frenare la crescita pur di abbattere la corsa dei prezzi. L’Italia è un vagone del treno dell’economia globale e, se frena la locomotiva, rallenta con tutto il convoglio: per questo le promesse elettorali rischiano di durare meno dei castelli di sabbia dei bambini. Il World Economic Outlook sotto l’ombrellone del Fmi tutto sommato qualche brivido riesce a darlo; che però sia piacevole è tutt’altro discorso. Inutile negarlo: incombe la paura di un autunno “pesante”. Insomma, c’è incertezza; e, per il Fmi, la situazione potrebbe pure peggiorare. Difficile, pertanto, che abbiano solide fondamenta economiche le promesse di super welfare che arriveranno - già qualcosa si sente - in questa torrida corsa al voto italico. Il rischio è che ci si lanci in una sorta di “festa keynesiana” (come ormai si dice senza colpa del povero Keynes) dal fiato corto, alla ricerca della “pietra filosofale” che consenta di dare a tutti senza (ecco l’illusionismo fiscale) prendere ad alcuno. Intanto, per citare “Il Trono di spade”, l’inverno sta arrivando; e preoccupa. Innanzitutto, il World Economic Outlook taglia, rispetto ad aprile, le stime di crescita. In realtà, ma è magra consolazione, gli shock sono esogeni al sistema economico globale: la pandemia e la crisi/decomposizione delle catene del valore; la transizione ecologica ideologicizzata; la guerra e la crisi alimentare ad essa correlata. Naturalmente, ricorda il Fmi, gli scenari base, già poco lieti, potrebbero peggiorare: per tutti, il taglio completo delle forniture di Gazprom. Per una lettura economica ciò significa minor crescita; per una politica, viceversa, annuncio di tensione sociale. Il World Economic Outlook è particolarmente attento all’inflazione, tant’è che sostiene che “domare l’inflazione dovrebbe essere la prima priorità per i responsabili politici”. Considerando che approcci del genere muovono all’insù, coi tassi d’interesse, lo spread, allora nel Belpaese, prima di promettere ulteriori scostamenti di bilancio, sarebbe utile un richiamo alla prudenza retorico/politica. Resta il quesito: ha senso combattere shock esogeni, come il costo dell’energia, coi tassi d’interesse? Qui la Fed, per bocca del presidente Jerome Powell, si fa prudente. All’opposto, il Fmi insiste con il rigore, temendo che il lassismo d’oggi poi si possa dover pagare con eventuali e pericolosissime forma di instabilità (su tutte, le temute bolle nei mercati finanziari). Certo, in questo periodo così difficile la stretta è dolorosa; ma rimandare, per il World Economic Outlook, è anche peggio. Per l’Italia è un richiamo tutt’altro che velato a una politica fiscale credibile: una scommessa elettorale possibile? Ecco la sfida, data la posta in gioco, per i nostri partiti.