Fra truffe e Belloli il pallone è bucato

In Italia il calcio fa abbastanza schifo e non lo si considera più da anni uno sport. A non considerarlo tale sono addirittura i genitori degli «allievi» che premono sulle reti di protezione dei terreni, a volta erbosi, per riversare odio, male parole e minacce ad arbitri, avversari e allenatori. Per tutti conta solo vincere. O perdere ma vincendo ugualmente qualche cosa. Nella truffa. Nell'inganno. Ed è così che in Lega Pro e nella serie D sono scattate le manette per 50 persone e ben 28 gare sono sotto la lente degli inquirenti. Quanto alla serie A, è recente il caso dello «zingaro». Sono passati 35 anni dalle immagini della camionetta sul campo dello Stadio Olimpico, e dagli arresti eccellenti del primo scandalo. Successivamente di Calciopoli ce ne sono state altre. Le stesse Juventus e Milan, soltanto per citare due società famose, hanno dovuto fare i conti con punizioni esemplari e retrocessioni a tavolino. Allenatori, giocatori, dirigenti. Tutti gli attori, in qualche caso, sono stati toccati dalla Grande Commedia della combine. La situazione è stata raddrizzata da interventi seri? Da decisioni drastiche? Le istituzioni hanno posto mano al sistema affinché non si verificassero più il dolo e la truffa? Nulla di tutto questo. Abbiamo altro a cui pensare. Ad esempio? Beh, ad esempio al fatto che la finale femminile di calcio della Coppa Italia sabato non si dovrebbe giocare. E fino a quando il presidente della Lega Dilettanti Felice Belloli non si dimetterà dalla sua carica, difficilmente le atlete scenderanno in campo. Lui le ha definite «quattro lesbiche» di cui non se ne può più. Le sue resistenze alla richiesta di dimissioni giunte da molte - ma non troppe - voci autorevoli stanno per cadere. Almeno sembra. È stato «mollato» anche dal suo «sponsor», quel Carlo Tavecchio, presidente della Figc, che invece di passi indietro non ne ha fatto neanche uno. E dire che le sue dimissioni sarebbero state altrettanto doverose. Sia per questo episodio - visto che Belloli l'ha in pratica imposto lui - sia per la vicenda di grave razzismo di cui si era reso attore. «Che vogliono sti negri… hanno mangiato banane fino a ieri e ora giocano in serie A…». Donne, negri, per questi uomini del calcio italiano tutto fa brodo. Ma ogni tanto fortunatamente le cose vanno di traverso in questo calcio malato. E la Finanza arriva e vuole vedere meglio. Come nel caso dell'accordo Sky Mediaset per il triennio 2015 - 2018 che scavalcherebbe le leggi sulla concorrenza imposte dall'Antitrust. Ci sarebbe da ripartire da zero. In altri Paesi e in altri sport è avvenuto. Sospensione dei campionati fino a data da decidere. E tutti sotto la doccia. Ma fredda. Fredda davvero. Così da calmare gli spiriti bollenti.
STEFANO ROMITA