OLTRE IL DOLORE

Gli arresti in Francia e il senso di giustizia

Pensavano d’averla fatta franca per sempre, protetti a Parigi dalla cosiddetta dottrina Mitterrand che, in barba agli obblighi internazionali sottoscritti anche dalla Francia, concedeva un diritto d’asilo ai terroristi degli anni di piombo condannati con sentenza definitiva in Italia. Invece, ieri mattina, la giustizia lenta, ma inesorabile ha bussato alla porta di sette ricercati - altri tre sono riusciti a fuggire - per essere estradati nel nostro Paese, che da tempo li reclamava. Non poteva che essere battezzata «Ombre rosse» l’operazione di polizia franco-italiana che ha portato all’arresto di cinque ex brigatisti, un militante dei Nuclei Armati e uno di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, il nome più noto del gruppo. Riporta alla memoria il caso dell’omicidio-Calabresi nel 1972. Proprio alla «memoria di quegli atti barbarici, che è viva nella coscienza degli italiani», si richiama il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, esprimendo la soddisfazione del governo. Ma se oggi la Francia cambia musica, è anche per il nuovo rapporto che Draghi ha instaurato con Macron. Ora gli anni di piombo finiscono davvero, quarant’anni dopo. Resta solo il dolore dei familiari delle vittime. Ma quel dolore non è più solo. Non c’è spirito di vendetta, dunque, ma un elementare senso di giustizia: chi si è macchiato di tanto gravi delitti, sconti la pena accertata e proclamata «in nome del popolo italiano». Non è mai troppo tardi quando uno Stato di diritto fa valere il diritto.

Federico Guiglia

Suggerimenti