Nuovi equilibri

I Popolari e l’Europa che verrà

di Michele Esposito

Europeismo, Stato di diritto, sostegno all’Ucraina formano una linea rossa che, per stare nella maggioranza dell'Europa post-elezioni, non può essere superata. Di fronte all’avanzare degli estremisti, la formazione che fa del centro il suo modus vivendi, i Popolari europei, ha cominciato a piazzare una serie di paletti. Con un'appendice non scontata: per formare la futura maggioranza si dovrà partire dai componenti dell’attuale, ovvero Ppe, Socialisti europei e Renew. Il cordone sanitario nei confronti dei partiti del gruppo di Identità e Democrazia non sarà abbassato. Le certezze degli europeisti, tuttavia, sembrano finire qui. L’avanzare degli estremisti anti-Ue è stato certificato dalla vittoria di Geert Wilders in Olanda. Pallottoliere alla mano, tra i parlamentari avanza l'ipotesi che Renew perda la posizione di terzo gruppo per numero di deputati, scalzato dai Conservatori e Riformisti guidati da Fdi e dai polacchi del Pis. I Socialisti, allo stesso tempo, sono in serie difficoltà nella Germania di Olaf Scholz, sono pressoché inesistenti in Francia e governano in Spagna, ma al caro prezzo dell’alleanza coi secessionisti catalani. Di contro, in crescita ci sono i partiti che Matteo Salvini riunirà domenica a Firenze. A cominciare da Afd e dal Rassemblement National di Marine Le Pen. «Noi siamo pronti a collaborare con la Lega al livello europeo ma non con Le Pen e Afd», ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, tracciando una netta separazione tra i membri italiani di Id e tutti gli altri. «Il gruppo resterà sempre fuori da un perimetro di confronto perché nega di fatto l’Ue, l’euro e ha posizioni critiche anche contro la Nato», ha spiegato ancora il segretario di Fi. A Firenze è atteso anche Wiliders, che si candida a essere la stella della convention . A Bruxelles, tuttavia, in tanti non si dicono ancora certissimi che il trionfatore delle elezioni olandesi vada alla kermesse. Per un uomo che si candida a sedere a fianco a Ursula von der Leyen, essere sul palco con chi da anni prende a picconate l’Ue non sarebbe la cosa più opportuna. Soprattutto se nel mezzo di una faticosissima fase di formazione del governo. Dopo il no (all’ingresso nell’esecutivo, non all’appoggio esterno) della destra liberale, Wilders ha dovuto incassare anche il rifiuto di Pieter Omtzigt. «Ci sono ancora ostacoli nel campo dello stato di diritto», ha detto il leader di Nuovo contratto sociale. Il via ufficiale alla campagna per le europee partirà solo tra febbraio e marzo, ma il Ppe, e la stessa von der Leyen, stanno tentando il tutto per tutto per non offrire sponde ai sovranisti. «La cosa più importante è concludere il Patto sulla migrazione. Le prossime elezioni sono a rischio e lo saranno ancora di più se fallisce il negoziato», ha sottolinea Manfred Weber. Il leader del Ppe guida anche la corrente che, tra i Popolari, ha già aperto al dialogo con Giorgia Meloni e anche con Petr Fiala, considerati i volti moderati di Ecr. E chissà che l’apertura non possa estendersi anche alla Lega. Non si tratterebbe di un ingresso nel Ppe, bensì di una sorta di alleanza programmatica. La premier italiana, del resto, è stata incoronata perfino da Politico : la testata simbolo della «bolla» brussellese l’ha messa al primo posto tra i «costruttori», e al secondo tra le persone più influenti d'Europa per il 2024, preceduta solo dal possibile futuro premier polacco, Donald Tusk. Ed è passato solo un anno da quando, nel novembre scorso, la testata europea piazzava Meloni sempre al primo posto, ma questa volta tra i «Disrupters», i distruttori.

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