ECONOMIA GLOBALE

I valori comuni e la nuova autarchia

di Franco A. Grassini

Non c’è alcun dubbio che prima la pandemia da Covid-19 e poi l’attuale conflitto scatenato dalla Russia di Vladimir Putin in Ucraina abbiano inferto dure ferite al sistema economico mondiale, quello che si è evoluto nel corso degli ultimi settant’anni, dopo l’ultima guerra mondiale. Qualcuno teme, e lo dice, che quel micidiale uno-due lo abbia addirittura definitivamente demolito. Tutti, infatti, a livello planetario sono ormai preoccupati dal ritrovarsi a dover acquistare beni e servizi essenziali da Stati che potrebbero all’improvviso da un giorno all’altro diventare nemici. Ne consegue che non sono pochi quelli che auspicano un ritorno all’autarchia, se non proprio a livello prettamente nazionale, come fu quella invocata durante il Ventennio da Benito Mussolini, almeno tra gruppi di Stati che hanno interessi e valori comuni. Non si dovrebbe dimenticare che, dopo l’ultimo conflitto mondiale, gli scambi internazionali sono diventati un fattore chiave dello sviluppo economico. Le esportazioni di beni che, all’inizio della ripresa nella prima parte degli anni Cinquanta, rappresentavano appena il 5% del reddito mondiale, nel 2019 erano salite fino a toccare il 25% del volume complessivo. Fattori determinanti di questa crescita furono la firma, nel 1948, di un primo Gatt (in italiano Accordo generale sulle tariffe e sul commercio). Lo stesso venne rafforzato nel 1995 con la creazione del Wto (acronimo per World Trade Organization) (Organizzazione Mondiale del Commercio) che ha il compito di emanare regole sugli scambi internazionali di beni e servizi e farle rispettare con procedure di tipo giudiziario. Molto significativamente, nel 1999 anche la Cina è entrata nel WTO e, per ottenerlo, si è impegnata a ridurre dal 21% al 17% la media delle tariffe doganali. Sinora non esistono studi che valutino gli effetti negativi di una riduzione del commercio mondiale quale si avrebbe in caso di adozione di forme autarchiche anche a livello di gruppi di Stati, come potrebbe essere l'Unione europea. E', tuttavia, evidente che ogni Paese è dotato di particolari capacità, spesso figlie della sua storia e di una cultura che le alimenta. Impedire scambi con altri Stati significherebbe l'impossibilità di utilizzare completamente le sue risorse, con ulteriori danni ingenti. Non va, inoltre, dimenticato che ci sono risorse naturali, dai minerali al clima, di cui solo alcuni dispongono. Energie verdi potranno probabilmente sostituire il petrolio, ma prima di arrivare a tanto occorrono ancora molti anni. Combattere le tentazioni autarchiche non è facile, perché l'egoismo fa parte della natura umana. Per questo un rilancio e una vera diffusione di valori veri del buon senso e della convivenza pacifica sono l'unica, anche se difficoltosa, strada da percorrere.